Primarie esercizio di democrazia

Nicola Flascassovitti

Democrazia è potere politico in mano al popolo, ma negli ultimi anni di storia amministrativa del nostro paese, a tutti i livelli istituzionali, questo pilastro della società civile si è sgretolato perdendo quasi del tutto la sua reale valenza.

La legge elettorale votata dal Parlamento, il cd “Porcellum”, ha quasi del tutto spento quello che un tempo era un fuoco ardente e che porta il nome di “democrazia” non consentendoci di eleggere i nostri rappresentanti, lasciando carta bianca ai partiti politici e all’interno di essi ai loro “padroni”, con i risultati a tutti ben noti.

Come potremmo mai essere realmente rappresentati in Parlamento con tale strumento?

Come potrà un cittadino o una comunità riconoscersi in un Deputato o in un Senatore per il quale non ha espresso alcuna preferenza?

Di chi saranno i rappresentanti in Parlamento gli eletti, se chi li ha votati non ha avuto alcuna scelta se non il partito o la coalizione X o Y?

Eppure sembrava che in uno slancio di democrazia il Centrosinistra volesse riaccendere quel fuoco quasi spento.

Ma, alla luce delle notizie che in questi giorni riempiono lo schermo in televisione e le colonne dei giornali, sembra ormai essere definitivamente tramontata la speranza di poter andare a votare per le prossime consultazioni, chi, ognuno di noi, ritiene capace di espletare al meglio il mandato elettorale e non i nomi impostici dall’alto.

Nè Destra, nè Sinistra.

La prima, nuovamente tornata a fare l’agnellino dopo aver tentato di piazzare una zampata di democrazia vera (ma in questo speriamo che l’autorevolezza degli ex AN porti almeno ad una scelta realmente democratica dei candidati alla Camera ed al Senato), la seconda, come neve al sole ha fatto sciogliere le pur apprezzabili iniziali prospettive compiendo solo metà del progetto democratico avviato: Primarie sì, ma vuote di democrazia, con steccati e paletti, senza consentire una reale partecipazione dell’intero popolo italiano, con imposizione dei nomi dei candidati e senza un vero ricambio (sempre gli stessi nomi).

Se è vero che i nomi scelti, ad esempio, dal PD in Provincia di Lecce sono quelli ritenuti più radicati sul territorio (così si legge sui giornali) perché allora i candidati non farli scegliere da chi ha consentito che quel radicamento avesse luogo, cioè i salentini?

I conti non tornano!

Il M.R.S. è fermamente convinto che così come concepite, le Primarie sono una farsa perché non sono aperte realmente a tutti, ma ristrette a nomenclature studiate e cittadini schedati e soffocano la partecipazione libera e indipendente.

Sono un sistema che porta a votare le truppe cammellate, ovvero chi ha interesse e cioè sempre gli stessi.

Questo è sintomo della paura del gruppo dirigente.

Al contrario le Primarie servono per portare le persone per bene a votare tutti, indistintamente, senza che il colore politico rappresenti una condizione di partecipazione.

Le regole delle Primarie dovrebbero essere fatte non per scongiurare il rischio che ai seggi si presentino gli indecisi, gli indipendenti (per dirla all’americana) o gli elettori di altra coalizione, ma semplicemente per evitare che ci sia il numero minore possibile di brogli e scongiurare che le Primarie, da splendida vetrina ed esempio di democrazia diretta, si trasformino in una competizione chiusa e aperta solo ai tradizionali e incalliti elettori.

L’idea è chiara: Primarie libere e aperte a tutti.

Senza vincoli o obblighi perché tutti coloro che saranno eletti, non saranno chiamati ad amministrare a seconda del colore politico, ma amministreranno tutti indistintamente.

Nicola Flascassovitti

Coordinatore Cittadino di Lecce

Movimento Regione Salento