Lavori a Porto Miggiano, inchiesta in Procura

Porto Miggiano

LECCE  –   Danneggiamento aggravato e danneggiamento di beni ambientali sono le accuse ipotizzate dal Sostituto Antonio Negro che ha aperto un fascicolo contro ignoti per fare luce sulle cementificazioni e sui crolli di Porto Miggiano.

I numerosissimi esposti presentati in Procura da cittadini e associazioni ambientaliste di vario tipo hanno dato il via all’inchiesta.

Due gli obiettivi perseguiti dalle indagini, condotte dalla Sezione di Polizia Giudiziaria del Corpo Forestale di Lecce. Da una parte si vuole accertare che i lavori effettuati siano conformi alla normativa urbanistica, dall’altra che abbiano come unico scopo il consolidamento del costone roccioso alle porte di S.Cesarea Terme.

Per questo il Pubblico Ministero che ha già acquisito le immagini dei lavori in corso, insieme a tutta la documentazione inerente le autorizzazioni al consolidamento, ha conferito l’incarico ad un super consulente, un ingegnere docente universitario, la cui identità resta top secret. Sarà lui a stabilire se proprio la massiccia cementificazione avvenuta tramite la creazione dell’‘Augustus Resort’ e del ’19’, abbia determinato lo sfaldamento della scogliera ufficialmente attribuito, invece, all’erosione provocata dal moto ondoso e sollecitata dalle infiltrazioni di acqua piovana nella roccia particolarmente friabile.

I lavori di consolidamento della falesia, finanziati con fondi CIPE per 3 milioni di euro, sono sempre stati difesi dal primo cittadino Daniele Cretì che ha più volte assicurato che il loro unico obiettivo sia quello di rendere sicura un’area destinata alla pubblica e libera balneazione.

Per saperne di più ora bisognerà attendere gli esiti della consulenza.