Cassa all’Ilva, ‘lettera di Natale’ per 1.100 operai a Taranto

operaio ILVA

TARANTO   –    Via alla cassa all’Ilva di Taranto. Se  ancora  il  numero esatto delle tute blu coinvolte dal provvedimento non è stato  definito, quello che è certo è che  ieri son partite 1.100 lettere destinate ai lavoratori dichiarati in esubero. Un po’ meno della cifra annunciata due giorni fa: 1.400.  Azienda e Segreterie sindacali di FIOM CGIL, FIM CISL e UILM, faranno il punto nelle prossime ore.

Tutto in attesa che il decreto emendato ‘salva Ilva’ produca i suoi effetti e ripristini la normalità produttiva e di  vendita nello stabilimento.

L’Ilva, secondo la tesi della dirigenza, esposta a sindacati e media, tornerà così a respirare trovandosi in cassa quel miliardo che mancava all’appello. Con i prodotti finiti e  semilavorati sotto sequestro, intanto, la  Procura si appresta a giocare  la carte del conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato.

La Procura attenderebbe che il decreto sia convertito in legge per sollevare il conflitto davanti alla Corte Costituzionale.

Sino a qualche giorno fa c’era la possibilità che oltre al conflitto di attribuzione, venisse sollevata anche l’eccezione di anticostituzionalità. Quest’ultima, però, ha bisogno di una sede per essere sollevata. I Giudici l’avrebbero probabilmente fatto in sede di Tribunale dell’Appello, se l’Ilva vi avesse fatto ricorso per chiedere il dissequestro dei prodotti finiti dopo il ‘no’ del GIP Patrizia Todisco.

Questo era almeno lo scenario che si profilava sino a ieri sera, tant’è che la stessa Ilva aveva annunciato opposizione alla decisione del GIP. L’emendamento al decreto presentato oggi dal Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, modifica la situazione in quanto il provvedimento del Governo autorizza l’Ilva non solo alla prosecuzione dell’attività produttiva, ma anche alla commercializzazione dei prodotti finiti realizzati prima dell’entrata in vigore del decreto, ovvero il 3 dicembre scorso.

Non c’è più bisogno, quindi, che l’azienda ricorra al Tribunale dell’Appello tant’è che l’Ilva attende che l’emendamento sia approvato e, quindi, divenga operativo per avanzare alla Procura nuova istanza di dissequestro dei prodotti finiti destinati alla clientela ma anche, ad alimentare gli stabilimenti di Genova e Novi.