Licenziamenti in mensa: ma è solo un assaggio

servizio mensa ospedaliera

SAN CESARIO (LE)  –  30 licenziamenti che sanno di grande fuga e che preannunciano nubi all’orizzonte ancora più scure. Sono quelli dei dipendenti della ‘RrPuglia’, l’azienda di Noci, in provincia di Bari, aggiudicataria del servizio mensa negli ospedali di San Cesario, dove impiega 16 unità e di Poggiardo-Gagliano dove sono, anzi, erano in forze 14 lavoratori.

L’incontro in mattinata presso l’Ufficio Provinciale del Lavoro, non ha dato gli esiti sperati.

L’azienda barese ha già trasferito i pasti di Poggiardo in mano a la cascina, con cui era in ati quando si è aggiudicato l’appalto nel 2003. Inoltre, non ha intenzione di revocare i licenziamenti collettivi preannunciati nel ‘Galateo’ già a novembre.

“Aspettiamo che termini la procedura giudiziaria a cui abbiamo fatto ricorso per poter rilasciare l’impianto.

Dopodichè ce ne andremo, perchè i pasti continuano a calare e noi non rientriamo nei costi, visto che inizialmente somministravamo 165 pasti al giorno e ora non superiamo la 60ina, comprese le residenze sanitarie esterne.

Il problema dei lavoratori non lo possiamo risolvere noi”, ribatte Emanuele Mastrapasqua, responsabile dell’azienda.

È lui ad annunciare, tra l’altro, la non intenzione di ‘RrPuglia’ a partecipare alla prossima gara d’appalto: “Con i prezzi previsti è impossibile”, dice. Ed è questo il nodo vero della questione. I licenziamenti, difficili da scongiurare oggi, infatti, sono solo un amarissimo assaggio di quello che rischia di avvenire da qui a qualche mese. Se i lavoratori passeranno in mobilità vuol dire che non ci sarà nessun vincolo alla loro riassunzione da parte dell’azienda che subentrerà nel prossimo appalto.

Il nuovo bando, infatti, è in corso di pubblicazione in questi giorni, dopo un’attesa lunga un decennio – quello delle continue proroghe alle ditte – a cui si è aggiunto un altro anno anno, vista la revoca dell’autunno scorso della gara piuttosto anomala e giocata al ‘rialzo’, anziché al ribasso, scandalo che proprio TeleRama portò alla luce.

Ora, il nuovo capitolato prevede un costo di pasto giornaliero di 12.30 €, molto al di sotto del prezzo attuale, che oscilla tra i 12,80 e i 17 €. “Con quell’ammontare – denunciano i sindacati – sicuramente quella gara andrà deserta e in ogni caso circa il 40% degli attuali 240 addetti dovrà essere licenziato, perchè considerato in esubero”. Chiunque si aggiudicherà la nuova gara non potrà rispettare l’intera clausola sociale e mantenere tutti i livelli occupazionali, visto anche il finanziamento di 700.000 € vincolato alla ristrutturazione delle cucine del ‘Fazzi’.

Ecco perchè i 30 operatori di oggi rischiano di diventare oltre 100 domani. Anche la Direzione generale è cosciente di questo. Ma nello scaricabarile tra azienda e ASL, a nessuno sembra importare dell’ennesimo terremoto occupazionale in arrivo.