Incendio all’Ilva, fabbrica a un passo dalla paralisi

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TARANTO – Nuova tegola per l’Ilva. Intorno alle 5 del mattino un incendio è divampato nello stabilimento, in particolare ha interessato circa 100 metri di nastri trasportatori che fanno affluire le materie prime alle batterie delle cockerie.

Stando a quanto appreso l’incendio sarebbe stato causato da un attrito di olio o grasso residuo presente lungo il rullo del nastro.

Non ci sono, comunque, state conseguenze per le persone. L’incendio, stando a fonti sindacali, è stato spento in breve tempo senza effetti particolari. I sindacati metalmeccanici contano di incontrare nelle prossime ore l’azienda per avere un quadro più preciso dell’accaduto.

Intanto, la situazione nello stabilimento resta complicata. L’Ilva è vicina alla paralisi e la produzione rischia lo stop se l’emergenza legata alle gru e, dunque, all’insufficienza dello sbarco di materie prime, non dovesse risolversi nelle prossime ore.

Restano 3, sostanzialmente, gli aspetti critici.

Gli effetti dei vincoli allo scarico delle materie prime posti dai Custodi giudiziari, per i quali l’Ilva non poteva scaricare più di 15.000 tonnellate ed avere giacenze superiori ai 15 giorni; i danni causati dal tornado che mercoledì scorso ha colpito l’area industriale e l’Ilva in particolare e fra gli impianti danneggiati ci sono anche diverse gru su cui gli operai non vogliono salire per motivi di sicurezza; il sequestro delle gru disposto dalla Procura nell’ambito dell’indagine aperta sulla morte del gruista 29enne Francesco Zaccaria, travolto dalla furia del vento.

Tutto questo ha fatto sì che ora l’Ilva abbia la disponibilità di sole 3 gru, radiocomandate, un numero insufficiente per lo scarico dei minerali di ferro e del carbon coke. Il siderurgico necessita di 40.000 tonnellate di materiali al giorno ognuna di quelle disponibili ne può caricare 10.000.

Il ‘Gruppo Riva’ ha bisogno di attivare 4 gru. Ognuna dovrebbe scaricare 10.000 tonnellate di minerale. I sindacati hanno discusso la possibilità di offrire un supporto psicologico ai lavoratori per aiutarli a riprendere il lavoro. L’Ilva è d’accordo, ma manca all’appello una gru che dovrebbe continuare a funzionare, per questa fase d’emergenza, con un operatore. Gli operai chiedono che la sicurezza dei mezzi sia certificata da un ente esterno e non dall’azienda che l’Ilva ha già chiamato per verificare il funzionamento delle gru.

La competenza spetta all’ARPA, come ha sottolineato in particolare la FIOM durante l’incontro con l’azienda.