Costi della casta, via Capruzzi boccia Grillo e taglia le poltrone

regione  puglia

BARI Dalla prossima legislatura che come è noto, potrebbe cominciare nei prossimi 6 mesi, i consiglieri regionali pugliesi saranno 50. La modifica definitiva – ne servono due a distanza di tre mesi – è stata licenziata all’unanimità dal Parlamentino pugliese.

Gli assessori esterni potranno essere al massimo due su una Giunta di 10 componenti. Non di più. Il risparmio sarà di 30 milioni di euro in 5 anni.

Tutti soddisfatti, dal segretario regionale del PD Blasi al leader dell’opposizione Palese al presidente dell’Assise Introna. Per tutti è un segnale di sobrietà che bisognava dare. Per Negro, UDC, invece, benché sia giusto, è un voto frutto dell’onda mediatica che rischia di non risolvere il problema del “che tipo di architettura istituzionale occorre dare a tutta Italia”.

E gli eletti si sono portati avanti con il lavoro visto che dei 70 attualmente in carica, al momento del voto in Aula ce ne erano solo 51.

Tutti concordi anche nel respingere la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dal Movimento 5 Stelle, sul taglio ai costi della politica. Il testo firmato da 20.000 persone prevedeva tra le altre cose, il dimezzamento delle indennità e l’abolizione di vitalizi e assegni di fine mandato.

Introna ha proposto di rinviare la discussione, visto che nelle prossime ore i grillini saranno ascoltati in Commissione. Di lì, prima il no al rinvio e poi il no alla legge. Il motivo è che la sforbiciata ai privilegi è stata già approvata e dunque, ormai superata.

Per i grillini restano due fatti: il primo è che stringendo la cinghia a modo loro, si sarebbero risparmiati 10 milioni di euro l’anno e non 5 come dalla legge approvata dal Consiglio stesso. E poi la loro proposta era stata depositata dal 12 luglio scorso. E’ stata, a loro dire, volontariamente accantonata per mesi per non essere discussa.

Ma la verità viene proprio da qualche eletto: il Consiglio regionale voleva farsi i conti in tasca da solo tagliando i privilegi a modo suo, altrimenti avrebbe fatto la cattiva figura del non saper decidere autonomamente.

Approvato, infine, un ordine del giorno proposto dall’Ufficio di Presidenza sulla difficilissima condizione in cui versa il sistema regionale della stampa quotidiana e radiotelevisiva. L’ordine del giorno invita il Governo nazionale sia a farsi interprete presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, delle gravi criticità dell’editoria meridionale, settore chiave per la democrazia, che ad intervenire a difesa dell’editoria del Mezzogiorno per assicurare l’erogazione di finanziamenti pubblici indispensabili per la sopravvivenza di “voci locali che da anni rappresentano un presidio irrinunciabile di pluralismo per l’informazione”.