Francavilla in lutto saluta Anna, Giovanna e Marisabel

ultimo saluto

FRANCAVILLA FONTANA (BR) – 3 bare che si muovono lente. Due marroni, le mamme. Una, bianca, al centro, la figlia. Intorno il dolore e il pianto dell’intera città di Francavilla, stretta attorno a famiglie dilaniate dall’incidente stradale di mercoledì sulla provinciale 26, quando la Fiat Uno condotta dalla 36enne Maria Giovanna Di Giuseppe ha impattato frontalmente con  la Citroen del 59enne cegliese Giovanni Rogoli. Morti i due conducenti, morte Anna Capobianco, 43 anni e la figlia Marisabel, 17.

Valentina Zaccaria, figlia della Di Giuseppe, è ancora in rianimazione  a Lecce. Unica superstite del dramma.

Passa un giorno, passa la pioggia, rimane e anzi si amplifica la tragedia. Mentre Ceglie saluta per l’ultima volta il carpentiere, la ‘città degli Imperiali’ confluisce in un unico grande cordone, mix di strazio ed affetto e modella, ordinata, il lungo corteo che da Castello Imperiali, raggiunge piazza Giovanni XXIII.

Quindi, tra lo strazio dei presenti, coperto dalle note della banda, Francavilla in lutto, si ferma. Vincenzo Di Castri, marito di Anna e padre di Marisabel, finora immobile, quasi in tranche, si lascia andare nel pianto e nella consapevolezza del momento. Cede anche Cosimo, marito di Maria Giovanna, sorretto dai parenti e scortato sino all’ingresso in chiesa.

I tre feretri vengono posizionati dinanzi all’altare, mentre un migliaio di persone cerca un posto, uno spazio, qualche centimetro all’interno della maestosa Basilica, mai così piccola. I canti del coro coprono il pianto disperato delle donne, i singhiozzi degli uomini, le lacrime pure e sincere dei bambini. Francavilla tutta versa pianti di dolore. Quello che non spieghi e che, in silenzio, ti limiti ad accettare. Una tragedia che ha prepotentemente richiamato tutti a riconsiderare quel senso di provvisorietà che è proprio della vita. Di tutte le vite.

Lo ha ribadito più volte il parroco Don Francesco Sternativo, parente delle vittime, che ha quindi officiato il rito funebre. Il sacerdote, affranto, non trattiene le lacrime. “Il miglior modo per ricordar le nostre sorelle è pregare per loro. Pregate anche per Valentina perché possa presto tornare a casa. Pregate – conclude  Don Francesco – anche per la mia famiglia, così colpita oggi da questa tragedia”.

Una tragedia che diventa quella di tutta la comunità, in lutto cittadino, in ginocchio su se stessa.