Il Consiglio regionale boccia la parità di genere

consiglio regionale pugliese

BARI – Doveva essere la giornata della democrazia espressa nella sua forma più gentile, l’approvazione della legge che introduce in Puglia dalla prossima legislatura, consiglieri di entrambi i sessi in pari misura. Ma la proposta di 30.000 pugliesi è rimasta schiacciata sotto il peso degli interessi dei singoli.

La maggioranza è stata battuta, la legge non è passata.

E in Aula, al grido di: “Vi manderemo tutti a casa”, scatta la protesta delComitato 50/50′ che dall’8 marzo scorso ha presidiato tutte le piazze per raggiungere le firme utili, per depositare la proposta di legge popolare.

La cronaca della giornata è un susseguirsi di interventi a favore della votazione e di qualche contrario, ma “non per principio” tuonano voci maschili dai banchi di maggioranza e opposizione; ma perché è necessario che la doppia preferenza rientri nella legge elettorale che va rivista nel suo complesso.

Il peggio si intravede quando Zullo, ‘Puglia Prima di Tutto’, chiede il voto segreto.

Fiutata l’aria, il leader dell’opposizione Rocco Palese propone un ordine del giorno con il quale si rinvia il testo in Commissione per amalgamarlo alla modifica generale della legge elettorale. Un modo per evitare ciò che poco dopo succede. Seduta sospesa, riunione a porte chiuse con il Comitato promotore.

Si rientra in Aula e l’ordine del giorno viene ritirato. Non tutti sono d’accordo e quindi a questo punto si voti.

Inutile l’appello del governatore Nichi Vendola ad “accogliere le competenze delle donne non come un pericolo per sé ma come spunto per migliorare. Autolimitiamoci –  ha detto rivolgendosi agli uomini eletti – non nascondetevi dietro un voto segreto, giochiamo la partita senza trucchi”. E invece voto segreto è stato, con una sentenza netta.

30 a favore, 30 contrari. E questo significa che i franchi tiratori, a parte il tarantino Mazza che ha ammesso a viso aperto la sua contrarietà, ci sono stati. Servivano 36 voti per far passare la legge e non c’erano perché, tra l’altro, nonostante le telefonate di Vendola per richiamare tutti in Aula, nella maggioranza risicata pesavano le assenze.

Libere le interpretazioni. I partiti minori hanno posto un ricatto: senza abbassamento della soglia di sbarramento niente 50/50. Altri, invece, sono stati contrariati dall’atteggiamento del Comitato definito troppo indisponente. Quella più semplice la dà uno dei franchi tiratori: dimezzare le poltrone per far posto alle donne è chiedere troppo ad un Consiglio di 68 uomini.