Ilva, continua il botta e risposta con Nicastro: “No dissequestro, no AIA”

Assessore regionale all'Ambiente Lorenzo Nicastro

TARANTO  “Nicastro sa benissimo che un piano industriale non può essere elaborato senza avere la piena disponibilità degli impianti che sono sotto sequestro ormai da fine luglio. Un piano industriale necessita, infatti, la partecipazione del sistema bancario che non tratterebbe mai con chi non ha piena disponibilità del bene in questione”.

Questo l’ultimo intervento firmato Ilva e rivolto all’Assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro. Continua anche in queste ora il botta e risposta tra la fabbrica e il politico. E i nervi si fanno sempre più tesi.

“Ilva – si legge ancora nella nota – ha presentato istanza di dissequestro pochi giorni fa proprio per poter applicare l’AIA, istanza per la quale si è in attesa della decisione del GIP”. Ilva ribadisce, dunque, che vuole applicare l’AIA, per tutelare i posti di lavoro e continuare a fare impresa coniugando ambiente e salute. Una risposta che arriva alle ultime dichiarazioni del responsabile della situazione ambientale in Regione.

Nicastro infatti dal suo canto, incalzando sull’urgenza del piano induastriale, aveva detto: “Ilva sa bene che gli interventi, correttamente individuati dai tecnici per ottemperare alle prescrizioni AIA, rimangono inattuabili senza un piano industriale che preveda quegli interventi e li incastri con la pianificazione economica del gruppo. Cosa questa che, peraltro, darebbe finalmente l’idea delle reali intenzioni dell’azienda sul destino dell’impianto di Taranto”.

E poi l’Assessore aggiunge: “Mi sembra di ripetere da mesi lo stesso concetto: alle intenzioni devono seguire i fatti. Nelle intenzioni l’azienda mostra di voler fare ma – prosegue Nicastro – è del tutto evidente che senza la puntuale individuazione delle risorse economiche attraverso un piano industriale, si rischia che i documenti presentati restino lettera morta. La città di Taranto, la Puglia e l’intero paese attendono questo piano industriale perché si ristabilisca un clima sereno in relazione alle prospettive del siderurgico”.

Più che un braccio di ferro, insomma, sembra un cane che si morde la coda. Ilva dice sì all’AIA, previo il dissequestro. E Nicatro: “Servono un piano industriale e i finanziamenti per realizzarlo”. “Ma il piano industriale – torna a dire Ilva – senza disponibilità degli impianti, non si può fare”.

Quanta incertezza sul futuro di Taranto. Per ora sembra tanto la storia infinita.