Agguato a Vadacca, arrestati i 2 presunti killer

agguato a Davide Vadacca

LECCE  I presunti killer di Davide Vadacca, gambizzato il 30 ottobre scorso nella stazione di servizio ‘Esso’ sulla Lecce-Brindisi, ora hanno un volto e un nome: si tratta di Simone Corrado, 31 anni e Alessandro Sariconi, 34, leccesi.

Sono stati prelevati da casa e condotti in carcere all’alba con l’accusa di lesioni gravissime aggravate dalla modalità mafiosa, dopo indagini serrate condotte dalla Squadra mobile e dal reparto operativo dei Carabinieri di Lecce coordinate dal PM Giuseppe Capoccia.

La svolta sul grave fatto di sangue che ha innescato una serie di vendette trasversali con un botta e risposta a colpi di pistola, a meno di un mese dall’agguato che ha portato in ospedale il pregiudicato Davide Vadacca, ferito con 3 colpi di una calibro 22 al ginocchio e alla caviglia.

Nonostante la ricostruzione fantasiosa della vittima, che ha raccontato agli inquirenti di non aver visto i due e di essere stato colpito alle spalle, gli inquirenti li hanno individuati grazie alle telecamere installate nell’area di servizio. I filmati hanno ripreso le fattezze dei due, mentre si allontanavano velocemente e gli inquirenti li hanno riconosciuti. A conferma dei sospetti sono arrivati, a distanza ravvicinata, gli attentati a due attività entrambe riconducibili ai due presunti killer: il 5 novembre l’incendio al chiosco di frutta e verdura dove Alessandro Sariconi lavorava, era ai domiciliari e aveva ottenuto il permesso per andare ogni giorno al lavoro.

Una risposta al ferimento di Vadacca alla quale seguì, solo qualche giorno dopo, un’altro avvertimento nei confronti di questo: i colpi di pistola contro la sua auto, il portone e il citofono della porta di casa, in via Flumendosa. Neanche 24 ore e scatta l’ulteriore risposta: 6 colpi d’ arma da fuoco contro la palestra ‘Salento Fitness e Wellness’ di via Pitagora: Simone Corrado è il figlio del proprietario. I due non hanno più alcun rapporto, ma l’attentato è stato letto come un chiaro avvertimento al figlio.

Il tutto si inquadra, ha sottolineato Motta, nel traffico e nello spaccio di droga tra la città e l’hinterland. Il movente dell’agguato una partita di droga non pagata, o il mancato pagamento di quella percentuale che il gruppo predominante chiede a quello che considera il più debole. Una lotta acutizzata dall’arresto dei capi, Roberto Nisi su tutti, che aveva in Vadacca il suo braccio destro. Simone Corrado tra l’altro, è un personaggio di non poco spessore: è imputato nel processo scaturito dall’operazione ‘Augusta’ che si sta svolgendo in questi giorni nell’aula bunker, è accusato di associazione mafiosa.

Quella sera, particolare non trascurabile, Vadacca era arrivato nella stazione di servizio in compagnia di Alessio Bellanova, poi fuggito. Si tratta della persona che si è accollata la proprietà dei 34 chili di marijunana trovati a S.Cataldo nell’auto di Luca Dattis, arrestato dalla Guardia di Finanza.

A cura di Mariella Costantini