Ilva presenta in Procura istanza di dissequestro, è attesa

Tribunale di Taranto

TARANTOCresce la tensione a Taranto per la questione Ilva. Proprio in queste ore, infatti, potrebbe arrivare la decisione dai Custodi giudiziari, dopo che l’azienda ha presentato alla Procura di Taranto l’istanza di dissequestro degli impianti.

I legali dell‘Ilva di Taranto hanno chiesto alla Procura il dissequestro degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico finiti sotto sigilli lo scorso 26 agosto.

L’istanza è finalizzata all’attuazione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Ilva sostiene da tempo che la permanenza del sequestro rende impossibile la realizzazione di un piano di investimenti e di costi per adeguare gli impianti all’Aia rivista di recente dalla commissione incaricata dal Ministro Clini.

La Procura ionica entro 24 ore esprimerà un parere sull’istanza. In caso di rigetto la richiesta giungerà sul tavolo del Gip Patrizia Todisco. L’istanza presentata dai legali di Ilva, di circa 24 pagine, è corredata da alcune perizie redatte dai Professori Paolo Boffetta e Carlo La Vecchia.

Si tratta delle perizie cui più volte nei giorni scorsi ha fatto riferimento il Presidente di Ilva Bruno Ferrante, dalle quali emergerebbe una realtà ambientale a Taranto diversa da quella raccontata dalle perizie richieste dal Gip durante l’incidente probatorio. I sindacati metalmeccanici intanto hanno già chiesto di incontrare l’azienda per verificare la possibilità di giungere ad un accordo sulla cassa integrazione ordinaria per l’area a freddo.

D’altra parte, una cinquantina di lavoratori dell’Ilva si sono radunati, muniti di cartelloni, sotto l’altoforno 5, improvvisando un sit-in di protesta. Nello stabilimento si era diffusa la voce di un possibile sopralluogo da parte dei Custodi giudiziari degli impianti sottoposti a sequestro nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale.

Giornata di tensione, insomma. Tutto, mentre il Sindaco Stefàno è a Roma in Commissione Lavoro al Senato per premere sul tabolo istituzionale per Taranto. “In questo momento – dichiara il primo cittadino  – togliere l’Ilva a Taranto sarebbe come togliere due ruote a un’auto: è chiaro che si ferma, poi le possiamo sostituire ma ci vuole tempo.

Taranto potrebbe anche vivere senza l’Ilva,  ma è un’azione che va programmata, non si può fare nel giro di 6 mesi. Non saremmo in grado in 6 mesi o in un anno di trovare 20.000 posti di lavoro.

Noi non vogliamo pagare nè come città, nè come lavoratori, gli errori che sono stati fatti in 50 anni in questa città – conclude Stefàno – pertanto il Governo non può abbandonarci al destino stabilito da un privato”.