Brevetti e consulenze, caccia all’uomo in Ateneo?

Domenico Laforgia

LECCE – Ci sarebbe una caccia all’uomo in corso nell’Università del Salento. Una caccia alla fonte o per meglio dire, un’indagine interna per rintracciare chi abbia fornito a Telerama i verbali della Commissione brevetti dell’Ateneo il cui contenuto è andato in onda mercoledì scorso ne ‘L’Indiano’.

A dare l’allarme e a chiedere chiarezza sono le rappresentanze sindacali dell’Università del Salento: ci sono arrivate diverse segnalazioni da parte di lavoratori – spiegano i sindacati dell’Ateneo – di una indagine interna per appurare chi abbia fornito quegli atti, un’indagine che passerebbe anche da un controllo sui computer degli uffici per risalire attraverso il programma di protocollazione titulus alla fonte.

Ci auguriamo che sia un falso allarme, perché sarebbe grave che si indaghi per scoprire chi ha divulgato documenti assolutamente pubblici. Se così fosse, tutto sarebbe motivato dallo scandalo che ne è seguito – aggiungono i sindacati – e sarebbe una ritorsione per tenere nascosto il tutto: dove starebbe la tanto sbandierata trasparenza?

Fin qui l’allarme dei sindacati sulla possibile indagine interna. Ma di cosa parlava quella scheda de ‘L’Indiano’ e perché la divulgazione di quei verbali può non essere piaciuta all’Amministrazione universitaria? L’argomento è la cella di Graetzel, un ritrovato i cui inventori risultano essere Marco Milanese, Arturo De Risi e Domenico Laforgia, insieme a ricercatori dell’Imm-Cnr.

Solo che questi ultimi, non subordinati all’università, ridimensionano l’importanza dell’invenzione e con una mail dicono chiaro e tondo che non ci sono le caratteristiche di novità necessarie a brevettarla. Insomma, alcuni degli inventori stessi la disconoscono. E la disconosce anche l’altro inventore, Marco Milanese: nel verbale della Commissione brevetti, il più giovane ricercatore del gruppo di Laforgia, ammette che per brevettare la cella di Graetzel ci sono maggiori difficoltà. E allora chi replica alla bocciatura della cella di Graetzel effettuata dall’Imm-Cnr e alle perplessità espresse dal suo stesso inventore?

Milanese riferisce il parere di un mandatario, cioè di una società ‘incaricata al deposito’ delle invenzioni. E cosa dice il misterioso – almeno per ora – mandatario? Che è vero che c’è un’invenzione già brevettata simile alla cella di Graetzel, ma tutto sommato la soluzione tecnica sarebbe diversa e quindi può essere brevettata. A convincere la Commissione brevetti è – stando a quel verbale – questo parere di un mandatario esterno all’Ateneo, che ha un evidente interesse a che quel brevetto sia depositato, producendo così una commessa, cioè una consulenza a proprio beneficio.

Ma perché la diffusione di quei verbali avrebbe originato un’indagine interna per scoprire l’autore di questo reato immondo, l’aver diffuso atti che sono pubblici perché spiegano come vengono spesi fondi pubblici? La risposta sta forse nel finale della storia, che vi facciamo raccontare da ‘L’Indiano’:

A chi passa ora la palla? Al Rettore dell’Università del Salento: i tempi stringono, visto che il 30 novembre scade – e stavolta definitivamente – il bando Arti. E allora tocca a Domenico Laforgia mettere su in tutta urgenza un decreto per inviare all’Arti l’invenzione di Domenico Laforgia, richiedendo la consulenza per il misterioso mandatario citato da milanese nella sua audizione in Commissione: il mandatario ancora più ottimista sulla sorte della cella di Graetzel dello stesso milanese, che pure è uno degli inventori.

E chi sia questo mandatario si scopre nel corpo del decreto: gli inventori (ovvero, tra gli altri, Domenico Laforgia) indicano al Rettore Domenico Laforgia il loro esperto di fiducia, ovvero la ‘Laforgia, Bruni and partners’, cioè lo studio di consulenza di cui, in quel 10 novembre 2011 nel quale il decreto viene firmato, Domenico Laforgia è socio al 50% mentre il figlio Maurizio Laforgia è Amministratore Unico. Firmato: Domenico ;Laforgia. Bingo.