Arrestati a Brindisi i ‘professionisti della spaccata’

Procuratore Di Napoli

BRINDISI – Vivevano di furti. Era questa la loro professione: rubare fiumi di monete e capi d’abbigliamento mandando in frantumi le vetrine di numerosi esercizi commerciali tra Brindisi e Lecce. Finisce in carcere, l’avventura della ‘banda della spaccata’, composta da 7 giovani brindisini tra i 20 e i 30 anni, sgominata dai carabinieri del nucleo investigativo del capoluogo.

Nell’arco di un mese, dal 30 marzo al 1° maggio 2011, la banda ha seminato il panico tra i commercianti della città, con 3 colpi andati a segno e 4 tentativi di furto falliti. E molte di più erano le azioni progettate dalla mente del gruppo, il 30enne Antonio Leo e dai suoi ‘colleghi’ di scorrerie: Stefano Romano, di 24 anni, Pietro Colucci, 23enne, il 25enne Renato Cosimo Simonetti, Antonio Chiarella, di appena 20 anni, Francesco Raia, 30 anni e Domenico di Santantonio, 22enne.

60.000 euro il valore complessivo del danno procurato a negozi di abbigliamento, pelletterie e distributori di benzina sempre con la stessa tecnica: una mazza ferrata per sfondare la vetrina e poi dritti all’obiettivo, per lo più macchinette cambia soldi, slot machines e ancora borse, abiti griffati per adulti e bambini, facili da rivendere porta a porta anche ad amici e conoscenti.

Se accompagnati dalla fortuna, i ladri riuscivano a portar via in un solo colpo, seppur con fatica, 3.000 euro in monetine, ma non sempre tutto filava liscio: nel tentativo di fare il bis nell’area di servizio Q8 di Brindisi, nel maggio dello scorso anno la banda è stata accolta a colpi di pistola dal proprietario, che dopo la prima visita dormiva per precauzione all’interno del bar.

La serie di colpi è stata accertata grazie alle indagini che hanno preso il via per pura casualità: era il 4 dicembre quando Antonio Leo tentò di istigare al reato un dipendente dell’Eurobet di Brindisi.

Voleva convincerlo a disattivare l’allarme e l’impianto di videosorveglianza dell’agenzia di scommesse. Ma l’impiegato, anzichè eseguire gli ordini, denunciò tutto ai carabinieri che attraverso pedinamenti, intercettazioni telefoniche e l’uso del Gps sulla Fiat Multipla di Leo, hanno tenuto d’occhio la banda: i 7 arrestati pianificavano le spaccate nell’arco della giornata, assoldavano complici anche per strada e poi colpivano usando auto rubate.

Dopo i primi furti di rame e pannelli solari, da cui deriva il nome dell’operazione, ‘Cuprum’, il gruppo ha cambiato direzione scegliendo obiettivi più remunerativi e meno faticosi. Animali predatori li ha definiti il Procuratore capo del Tribunale di Brindisi, Marco Di Napoli: andavano in giro per sondare il terreno e poi colpivano.

Predatori finalmente assicurati alla giustizia.