Saviano candida Sagnet baluardo contro i caporali

Roberto Saviano

ROMA – E’ un simbolo, più che una vera candidatura. Un simbolo che parte da Nardò e percorre tutta l’Italia, per ritornare al sud, a Castel Volturno, la città più africana d’Italia, dove impera la mafia nigeriana e la criminalità organizzata locale si è impossessata della politica, tanto da arrivare all’ennesimo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazione mafiosa.

Roberto Saviano, in “Che tempo che fa del lunedì” della scorsa settimana, lancia il sasso nello stagno e propone come candidato Sindaco della città campana Yvan Sagnet, il giovane camerunense studente di Ingegneria al Politecnico di Torino e a capo della ‘rivolta dei braccianti di Boncuri’, nell’estate del 2011.

L’autore di ‘Gomorra’, ne ripercorre la storia e la lotta.

Dal business del pomodoro, che vale 50 miliardi di euro e finito negli appetiti della criminalità, alle pratiche scoperchiate a Nardò: 3,50 euro a bracciante per ogni cassone riempito, con paghe ‘tassate’ dai caporali.

“Si deve pagare per mangiare, per bere, per uno spazio su un materasso, perfino per farsi portare in ospedale quando ci si sente male. La rivolta esplode quando il padrone chiede che venga modificata la tecnica nei campi: i pomodori devono essere staccati uno a uno. Il lavoro sarà rallentato, ma la paga – per ogni cassone riempito – resterà la stessa”.

Da qui la contestazione. Arrivano le braccia incrociate, l’attenzione di sindacati, politica, media nazionali. Una lotta che, il 14 settembre 2011, fa il miracolo: per la prima volta dopo secoli, in Italia viene introdotto il reato di caporalato. Ecco perchè Yvan. Ecco perchè la vicenda di Boncuri si fa modello.

“Gli immigrati non arrivano qui solo per fare i lavori che altri non vogliono fare, ma anche per difendere i diritti che gli italiani non vogliono più difendere”, ripete Saviano. E Yvan dice la sua, chiede più controlli, più legalità, più collaborazione con gli Ispettori.

Ma chiede, soprattutto, che chi nasce nel nostro Paese – figlio di immigrati – possa essere e sentirsi italiano.