Appalto milionario nelle mire della scu: arrestato affiliato

conferenza stampa

ACQUARICA DEL CAPO (LE)Amministratori nel mirino della criminalità organizzata. Perchè quando la crisi si fa sentire,  i fondi  pubblici che un Comune riesce ad ottenere, fanno gola anche alle associazioni criminali.

Per questo Cengs De Paola, 37enne, di professione pastore, affiliato, con una condanna sulle spalle, al clan della scu Scarlino-Giannelli, si era messo in testa di dover ottenere un finanziamento da 2 milioni di euro da parte del Ministero dell’Ambiente che l’Amministrazione di Acquarica del Capo  guidata dal Sindaco Francesco Ferraro aveva ottenuto per la riqualificazione degli edifici scolastici del paese.

Sorpassando qualsiasi bando pubblico, il De Paola voleva ottenere l’affidamento dei lavori per  conto di una ditta che chissà, avrebbe tirato sù al momento opportuno. Non ci sono, dicono gli inquirenti, altri indagati nella vicenda.

Per convincere Sindaco e 2 Assessori, Luca Marco, Assessore alla Polizia Municipale e Pantaleo Lorenzo Ramirez, Assessore al Bilancio, non aveva usato mezzi termini: minacce di ritorsioni poi messe in pratica, incontri anche in luoghi pubblici.

A far scattare le indagini condotte dai carabinieri della Compagnia di Tricase al comando del Capitano Andrea Bettini, l’incendio, esattamente un anno fa, dell’auto del Sindaco Ferraro.

Un episodio che i  militari inquadrarono subito in uno scenario che andava aldilà della semplice vendetta personale nei confronti del primo cittadino, soprattutto se messa a confronto con altri inquietanti episodi tra cui  un’aggressione all’Assessore Luca.

De Paola, forte delle sue amicizie, non velava le sue minacce: “Non vi faremo più lavorare – diceva – non vi permetteremo di operare sul territorio”. Aveva promesso ritorsioni a suon di incendi ad uno dei 2 Assessori, titolare di uno stabilimento balneare a Lido Marini, sul quale tra l’altro aveva cercato di imporre un servizio di guardiania. “Ad appicciare tutto – dice – non ci vuole niente”. Aveva cercato di imporre una sponsorizzazione ad una squadra di calcio.

Episodi che messi insieme, hanno permesso al Procuratore aggiunto Antonio De Donno, di configurare il reato di tentata estorsione continuata ed aggravata dal metodo mafioso che ha portato, su firma del Gip Antonio Martalò, all’arresto dell’uomo.