Agguato alla ‘Esso’, cominciano le ritorsioni?

agguato a Vadacca

LECCEIl cerchio si stringe intorno agli autori dell’agguato a colpi di pistola avvenuto poco più di una settimana fa nell’area di servizio ‘Esso’, alle porte di Lecce.

Due le persone sulle quali si sta  concentrando l’attenzione dei  Carabinieri e della Polizia, che dopo un vertice,  martedì sera in procura, su disposizione del Pm Antonio Negro, seguono le indagini congiuntamente.

I nomi ci sono e sono quelli di due leccesi, gli stessi che con accurati riscontri, sarebbero stati immortalati nei filmati delle telecamere posizionati proprio nell’area di servizio.  Corrispondono le fattezze e l’altezza, anche se i volti delle due persone riprese durante la fuga non sono molto chiari.

Intanto, mentre si continua a cercare  Alessio Bellanova, 30 anni  di Cellino S.Marco, il giovane che era in compagnia di Davide Vadacca, vittima dell’agguato, l’attenzione si sposta su un episodio avvenuto qualche giorno fa in città: l’incendio di un chiosco di frutta e verdura sulla via per  Monteroni.  Un incendio di chiara origine dolosa  che potrebbe essere collegato proprio con l’agguato alla ‘Esso’. 

Il chiosco è infatti riconducibile ad una delle due persone responsabili della gambizzazione. In passato sarebbe stato il proprietario, ma ancora oggi ruoterebbe nella gestione dell’attività.

L’incendio del chiosco, quindi, potrebbe essere una vendetta, una prima risposta al ferimento di Vadacca, personaggio ben noto alle cronache, individuato come uomo molto vicino al boss Roberto Nisi, ora in carcere.

Lo scenario  nel quale si inquadra la gambizzazione di Vadacca, il traffico e lo spaccio di droga nell’interland leccese,  rende plausibile il rischio di vendette, anche sanguinose.

Su questo si concentrano ora le indagini, che si incrociano a questo punto con quelle della Guardia di Finanza:  Alessio Bellanova, infatti, dovrà raccontare agli inquirenti cosa accadde alla ‘Esso’ la sera del 30 ottobre scorso, ma anche dare spiegazioni sui 34 chili di marijuana trovati a San Cataldo dai finanzieri che costarono l’arresto a Luca Dattis, ma di cui  Alessio Bellanova si è accollato la proprietà.