L’ultimo saluto a Claudio, operaio stritolato dal lavoro

claudio marsella

ORIA (BR) – Il miraggio del lavoro sicuro, simbolo di una società industriale e moderna, che poi stritola i giovani che non tornano a casa, i padri di famiglia che lasciano moglie e figli, la società stessa che illude, coccola e poi uccide.

Non solo un’omelia, ma anche una profonda critica al sistema.

Don Franco Marchese, reggente della Chiesa di ‘S.Domenico’, nel cuore di Oria, attacca modi, circostanze, aspettative di vita che nulla hanno a che vedere con la luce del Signore.

Di fronte, una platea in lacrime, che volge l’ultimo saluto a Claudio Marsella, morto a 29 anni, schiacciato da 2 vagoni del reparto Mof dello stabilimento Ilva.

Morto per il lavoro, morto per inseguire l’effimero sogno del ‘posto sicuro’. “Morto solo, in un reparto dove – dice Don Franco – solo non doveva essere”. E piange la città di Oria. Prima in corteo, tra le vie del centro storico, con papà Vincenzo e mamma Rita che vivono una sorta di tragico remake.

Piange l’intera comunità, con le saracinesce delle attività abbassate a mezz’asta, almeno durante il passaggio del feretro. Piangono le istituzioni, che hanno proclamato il lutto cittadino e che, con il Sindaco in testa, hanno partecipato ad un dolore indescrivibile eppure composto. Dignitose. Persone per bene, persone che, appunto, conoscono il sacrificio, il sudore, il lavoro. Perché la colpa, ammonisce Don Franco, non è dei lavoratori.

E’ di chi deve, a sua volta, fare in modo che non accadono più. Inchieste, indagati, avvisi di garanzia. Serviranno anche quelli per garantire ad un giovane di lavorare senza che le sue sofferenze debbano per forza mescolarsi con quelle di Cristo.