Inchiesta Pit9, la Procura indaga su 4 imprenditori e un dirigente

GdF

LECCE – Indebita percezione di finanziamenti pubblici  per oltre 4 milioni di euro. E’ questa l’accusa ipotizzata dai militari del nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Lecce nei confronti di 5 persone che a vario titolo risultano coinvolti nella realizzazione della ‘Sparkle srl’, società destinataria di erogazioni pubbliche del Por Puglia 2000-2006 nell’ambito del Pit9, che vede Casarano come Comune capofila,  finanziamento che ammonta a 4 milioni e 125.000 euro.

L’informativa di reato è stata depositata ieri in Procura, ed ora è al vaglio del Magistrato. Gravi le irregolarità riscontrate nel corso di accurate indagini su delega della Corte dei Conti di Bari sulla fabbrica di radiofarmaci costruita in Contrada ‘Calò’, periferia di Casarano, tra alberi d’ulivo e pascoli: il rilascio illegittimo del provvedimento autorizzativo unico per la realizzazione del centro di produzione dei radiofarmaci con micropet, risultato essere privo del previsto parere del Ministero per lo Sviluppo economico. Le indagini si sono evolute man mano attraverso l’ascolto di alcuni soggetti chiave, l’analisi dell’articolato iter per il rilascio del nulla-osta alla produzione di radiofarmaci e dei conti correnti societari.

Tra le persone coinvolte nell’indagine Gianluca Valentini, legale rappresentante della ‘Sparkle srl’ e socio di maggioranza ed altri imprenditori legali rappresentanti di società del nord. Coinvolta anche Caterina Mastrogiovanni, 44enne di Casarano,  nella sua veste di responsabile dello Sportello unico delle  attività produttive del Comune, la persona cioè che si sarebbe occupata dell’iter autorizzativo per l’impianto, con concessioni ottenute a tempo di record. Tra il 20 e il 24 aprile 2007, appena 4 giorni, comprensivi di sabato e domenica.

Tra i nomi c’è anche quello di Paola Panichelli di Macerata,  socia della ‘Sparkle srl’ per una quota del 26%  nome, questo,  non nuovo alle cronache.  Nel 2008 la Dottoressa, supervisore della ‘Acom spa’, azienda che si occupa della produzione e distribuzione di radiofarmaci,  fu indagata per corruzione nell’ambito di un’inchiesta sui farmaci condotta dal Tribunale di Torino.

La donna era accusata di aver corrotto un funzionario dell’Aifa’, l’Agenzia Italiana del Farmaco per  favorire il buon esito delle pratiche presentate dall’‘Acom’. Nel capo di accusa si parlava di mazzette. I 4 milioni di euro di finanziamento per realizzarla sono stati tutti erogati, eppure l’azienda sembra essere diventata improduttiva.

Secondo il Direttore Gianluca Valentini, qui si produce adesso un altro farmaco, il Rame64: “Prodotto d’avanguardia, per cui ‘Sparkle’ è l’unico centro certificato in Europa per produrlo”. Eppure, i bilanci dell’azienda sono in perdita.