Riordino Province, anno zero rinviato al 2014

Salento

BRINDISI – Brindisi con Taranto? Brindisi con Lecce? Macroprovincia? Il valzer di ipotesi e speculazioni sarà stoppato nelle prossime ore, quando il Governo presenterà il decreto legge che ridisegnerà la geografia amministrativa delle province italiane.

Ma secondo le voci trapelate, si tratterà di una proposta di riordino non definitiva, perché pare ormai certo che a dispetto dei proclami delle scorse settimane, gli enti andranno ad esaurirsi con la loro scadenza naturale e quindi, non prima del 2014.

L’idea del Ministero della Pubblica Amministrazione, insomma, è quella di adottare una linea più morbida, che escluda il paventato Commissariamento delle province salve (in Salento, la sola Lecce) e dia più tempo ai Comuni facenti parte di quelle cancellate (Brindisi e Taranto) con situazioni da valutare, caso per caso, attraverso tavoli di confronto con l’Upi.

Una decisa inversione di tendenza, che sposta l’anno zero di almeno 12 mesi e che di fatto, apre nuovamente il tavolo delle trattative, con la provincia di Brindisi schiacciata tra Taranto e Lecce e priva di una guida politica, dopo le dimissioni di Massimo Ferrarese.

E mentre si attende la decisione della Corte Costituzionale, chiamata ad esprimersi sulla nuova natura degli enti (di 2° grado e non più elettivi) per il 6 novembre, largo a nuove speculazioni, di natura politica.

Con lo slittamento al 2014, l’intera matassa passerà, con ogni probabilità, nelle mani di un nuovo Governo e di una nuova maggioranza, virtualmente ricattata da interessi ben diversi di quelli che possono al massimo scalfire i tecnici di Monti.

La partita, insomma, potrebbe essere ancora aperta.

Commenti

  1. Adolfo Memmo scrive:

    L’unica cosa veramente utile è costituire più regioni omogenee per storia ed economia, le provincie potrebbero coincidere con le attuali ma nelle forme di funzionamento previste dal nuovo decreto, ossia come consorzi di Comuni o aree vaste, anche ad “assetto variabile”, nel rispetto delle esigenze, non immmutabili nel tempo, dei Comunie soprattutto con nettissimo taglio dei costi di gestione attuali. Tutto il resto è l’ennesima soluzione all’italiana, ossia o l’immobilismo o il maldestro, stupido e frettoloso efficientismo dei tecnici, che sembra che ora siano solo intenti a lasciare segno, sia pur negativo, del loro passaggio nella storia. Tutto ciò non ha nulla a che fare con la gente seria.