Brindisi capitale smaltimento rifiuti illeciti, 18 avvisi di garanzia e sequestri

carabinieri del Noe

BRINDISI – 300.000 tonnellate di ceneri e di inerti dell’edilizia scaricati dai camion e sotterrati nelle cave di impianti sprovvisti di autorizzazioni. Scatta l’avviso di garanzia per 18 persone, tra cui 12 brindisini, per i reati di traffico illecito di rifiuti, esercizio di discarica abusiva e miscelazione di rifiuti pericolosi.

E si fanno sempre più fitte le ombre sull’‘affare carbone’ che fa finire nell’occhio del ciclone diverse imprese operanti nel settore dell’energia, dell’edilizia e dei rifiuti: sono 4 i siti sequestrati, dai carabinieri del Nucleo Ecologico di Lecce con la collaborazione dei colleghi della Compagnia di Francavilla Fontana, nell’ambito dell’operazione ‘Cenerentola’: i due siti da cui principalmente partivano i rifiuti, l’Italgreen’ di Monopoli e la ‘Tampieri’ di Faenza,  in provincia di Ravenna, e gli impianti in cui venivano stoccati  e nascosti senza alcun trattamento: la Fi.Ma.B’ di Brindisi e l”Euroscavi 2000′ di Francavilla Fontana.

Era questo il tragitto del sistema criminoso architettato per risparmiare sullo smaltimento dei rifiuti.

Dirigenti, autotrasportatori e amministratori di queste imprese, dal 2005 ad oggi, avrebbero agito illegalmente per ottenere sostanziosi profitti. Ma ci sono altre imprese del territorio, estranee agli avvisi di garanzia, dalle quali provenivano i rifiuti, e sulle quali bisognerà accertare eventuali responsabilità. Si tratta diEnel’, ‘Edipowered ‘Ex Dow’, che nei due siti incriminati hanno conferito tonnellate di ceneri di carbone e inerti edili. Dalla centrale di Cerano, in due anni, sono arrivate 70.000 tonnellate di ceneri da carbone e 5.000 da ‘Edipower’.

Le indagini, avviate 4 anni fa, hanno consentito di accertare un costante traffico di rifiuti verso gli impianti del brindisino, posti sotto sequestro: attraverso il monitoraggio dei carabinieri e le riprese video, si ha la contezza di almeno 20 camion e autocarri che quotidianamente scaricavano 30 tonnellate di rifiuti.

Il meccanismo messo in piedi dai presunti responsabili  era basato sulla falsificazione dei codici che accompagnavano i rifiuti e in alcuni casi sulla miscelazione con altri materiali.

Affari sporchi venuti a galla grazie ai controlli, alle intercettazioni telefoniche,  conversazioni tra i soggetti coinvolti e chiaramente gli scavi e le operazioni di carotaggio da parte dei militari del Noe che hanno riscontrato la presenza nel terreno di sostanze dannose per la  salute umana.