L’azienda di radiofarmaci nel mirino della Finanza

'Sparkle '

CASARANO (LE) – Risale a qualche ora fa l’ultimo dei due blitz a Palazzo dei Domenicani, dove i militari del nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Lecce hanno acquisito faldoni di documentazione relativa al finanziamento assegnato alla Sparkle ‘ nel 2007 nell’ambito del Pit9, di cui il Comune di Casarano è stato l’ente capofila.

Ultimi dettagli per uno scenario che appare già chiarissimo, ricostruito nella corposa informativa già pronta per essere depositata in Procura.

Quello che ne viene fuori è un quadro che confermerebbe i dubbi della prima ora maturati attorno ad un progetto presentato inizialmente per il Comune di Sannicola e poi trasmigrato a Casarano, dopo la bocciatura del primo.

Lo stesso al centro dell’aspro dibattito tra sostenitori, in primis, l’allora Assessorato regionale allo Sviluppo Economico in mano a Sandro Frisullo  e detrattori, tra cui la ‘Lega Tumori’.

 Sotto la lente degli investigatori, comunque, ci sarebbero finiti, in primis, gli assetti societari di ‘Sparkle’ e del  Consorzio di cui fa parte, il Radion, il soggetto che ha ottenuto inizialmente i finanziamenti pubblici del Por Puglia 2000-2006, 4.618.640 euro in totale, tutti a fondo perduto.

Il Consorzio risultava composto anche da alcune società locali, come ‘Ise’, ‘Stima e Realtà Virtuale’, aziende che in parte hanno poi intrapreso la strada del fallimento, lasciando quasi tutto il finanziamento e il progetto di sperimentazione e produzione di radiofarmaci in mano alla ‘Sparkle’.

La quale, a sua volta, è figlia di un’altra società, la ‘Acom’ di Macerata, a capitale misto e partecipata al 51% da enti pubblici marchigiani. Ma che ci fa ‘Sparkle’ qui, in queste campagne del sud Salento e come ci è arrivata?

Anche questo è al vaglio delle Fiamme Gialle. Nel 2006, il Consorzio Radion ha presentato domanda di attribuzione di agevolazioni nell’ambito del Pit 9, lo stesso programma finito nell’occhio del ciclone di un’altra inchiesta della Guardia di Finanza, quella relativa alla Piattaforma intermodale di Melissano.

Da un anno e mezzo, l’azienda ha avviato la sua produzione del farmaco radioattivo, quello che serve come mezzo di contrasto da iniettare nelle sedute di Pet, nei pazienti oncologici. Prima il Fluoro, l’Fgt18, rifornito al Centro ‘Calabrese’ di Cavallino. Da mesi, però, la fornitura è stata sospesa e durante l’estate ‘Sparkle’ è rimasta chiusa, come ci conferma uno dei 10 dipendenti. Ora, ha ripreso a lavorare, soprattutto di notte…

Si  produce qui adesso un altro farmaco, il Rame64, “che – come sottolineatoci dal Direttore Gianluca Valentini – è un prodotto d’avanguardia, per cui ‘Sparkle’ è l’unico centro certificato in Europa per produrlo”.

Prodotto radioattivo anche questo, s’intenda. Ecco perchè l’opificio di Casarano che ha un bunker sotterraneo, è struttura così delicata, come lo è stato l’iter per la sua costruzione. Particolari che non sono sfuggiti, neanche questi, ai militari. Il progetto, infatti, pare non abbia avuto, inizialmente, tutte le autorizzazioni necessarie per la realizzazione.

Tra il 20 e il 24 aprile 2007, bastarono appena 4 giorni, comprensivi di sabato e domenica, per ottenere dal Suap di Casarano il provvedimento autorizzativo unico per la costruzione del centro di Contrada ‘Calò’. E questo sebbene non avesse incassato ancora i pareri tecnici definitivi del Comando dei vigili del fuoco e della Asl.

Assente, ancora, quello del Ministero dello Sviluppo Economico, che arrivò un mese dopo, ma si pronunciò con “l’impossibilità di esprimersi nel merito”.

Non necessaria, venne valutata all’epoca, la Valutazione di Impatto Ambientale. E senza questi elementi, è l’interrogativo, come ha fatto la ‘Sparkle’ a iniziare a camminare e iniziare a produrre, incassando oltre 4 milioni di euro di fondi pubblici?