Rifiuta il Dna, professionista riconosciuto padre dopo 20 anni

Tribunale di Lecce

LECCENega di sottoporsi all’esame del Dna e il Tribunale gli attribuisce la paternità della figlia della donna delle pulizie dopo 20 anni. E’ finito nei guai un odontotecnico leccese, già condannato dal Giudice Francesco Giardino al pagamento di 130 euro di mantenimento provvisorio nei confronti della presunta figlia naturale.

Il Giudice, oramai 4 anni fa, dopo la citazione del presunto padre, ha conferito l’incarico alla Dott.ssa Maria Corvelli, che doveva eseguire una consulenza ematologica per confrontare il Dna dell’uomo, con quello della ragazza.

Ma all’epoca l’odontotecnico, per presunti problemi di salute, si rifiutò di sottoporsi all’esame. Cosa che, secondo una giurisprudenza costante, significherebbe ammettere la paternità della figlia. Per questo, già nel 2010, con sentenza parziale, il Tribunale lo ha condannato al mantenimento della 20enne, che sarebbe figlia di un presunto amore clandestino con la donna delle pulizie.

La signora più volte avrebbe provato a chiedere all’uomo di riconoscere la ragazza in maniera informale. Una volta che la presunta figlia è divenuta maggiorenne, si è rivolta al Tribunale con l’Avvocato Daniele Montinaro. Dopo che a gennaio il Giudice stabilirà il quantum del mantenimento, il professionista, con il suo Avvocato Maria Raffaella Giannotti, si rivolgerà, con ogni probabilità alla Corte d’Appello.