Addio all’asse tra Taranto e il porto di Rotterdam

porto di Rotterdam

TARANTOTaranto-Rotterdam, addio alla partnership tra i porti. A 6 mesi di distanza dalla firma tra le Autorità portuali, crolla l’intesa. Era il 19 aprile scorso, quando Roger Clasquin, Direttore del Dipartimento dell’Autorità portuale di Rotterdam, addetto alle relazioni internazionali pronunciò le parole: “Già da domani avvieremo contatti con le aziende e i clienti del nostro porto per presentare le opportunità che offre lo scalo tarantino”.

Contatti che, evidentemente, non si sono sviluppati nella direzione auspicata.

Sembrerebbe, infatti, che sulle scrivanie di Sergio Prete e dell’Assessore regionale ai Trasporti Guglielmo Minervini, sia arrivata la scorsa settimana una nota proveniente da Rotterdam con la quale si comunica la decisione di “non dare seguito alla partnership con Taranto”.

Al massimo, il rapporto potrà essere limitato alla sola consulenza. I responsabili dello sviluppo commerciale del porto di Rotterdam hanno fatto sapere, in sintesi, che dopo molte analisi sarebbero arrivati alla conclusione che a Taranto non c’è una chiara opportunità di business che possa giustificare una collaborazione. Insomma, mancano i numeri. E non solo.

Il problema sarebbe anche legato alla tempistica politica italiana. È in atto una riforma dei porti (riforma della legge 84 del ’94), ma gli olandesi, prevedono tempi troppo lunghi.

In realtà, c’è già un accordo politico della maggioranza per rispettare i tempi,  velocizzare i Piani regolatori portuali e pensare ai nuovi poteri delle Autorità. Ci sarebbe anche  il maxi-accordo da 190 milioni per il rilancio delle infrastrutture del porto di Taranto, firmato al Ministero della Coesione territoriale a giugno, ma dei 6 interventi (dalla riqualificazione ambientale all’ammodernamento della banchina del molo polisettoriale), ancora nulla si è visto.