Scu, ‘ndrangheta e soldi falsi, in manette 8 brindisini

reparto Gico-Goa della Guardia di Finanza di Reggio Calabria

BRINDISI – Un effetto domino travolgent, quello della maxi operazione coordinata dalla DDA di Milano. E’ qui che si innesta, a cascata, un’indagine parallela, che ha portato ad altri 29 arresti per traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Tra questi i nomi di 8 brindisini, finiti in manette con accuse a vario titolo.

Il lavoro svolto dalla Procura e dalla DDA di Reggio Calabria ha dato vita all’operazione ‘Revolution’ che ha visto in campo, in tutta Italia, 160 militari del Gico-Goa della Guardia di Finanza.

Ancora una volta fiumi di cocaina, provenienti dalla Colombia e dall’Argentina, da smistare in Italia e nel resto d’Europa, e intrecci tra le cosche della ‘Ndrangheta e la Sacra corona unita.

Per quanto riguarda la Provincia di Brindisi, finiscono in manette 6 ostunesi, un mesagnese e un brindisino.

L’indagine ha consentito di sviscerare i rapporti tra i due gruppi.  Nell’agosto 2010, infatti, il gruppo criminale Bruzzanti di Africo Nuovo, in Provincia di Reggio Calabria, ha trattato la vendita di una partita di 5 kg di coca all’ostunese Vincenzo Zurlo, detto ‘lo zio’. Era lui il capo del clan pugliese nel quale comparivano altri volti noti della criminalità locale: l’imprenditore edile Antonio Flore, 45enne di Ostuni, e i suoi compaesani Cataldo Tanzarella, di 64 anni, il 33enne Cosimo La Corte, il 50enne Giuseppe Cantoro e il 40enne Francesco Paolo Ungaro.

Esisteva addirittura una corsia preferenziale che avrebbe portato Flore ad ospitare, nella sua casa di Ostuni, il latitante calabrese Francesco Zoccoli. E’ lì che nel 2011 le Fiamme gialle, durante una perquisizione, hanno trovato persino alcuni ‘pizzini’, a testimonianza del collegamento tra i due gruppi.

Anello superiore dell’organizzazione era Bruno Pizzata, il superlatitante scovato a Duisburg nel febbraio 2011, il narcotrafficante che nel 2010 avrebbe dovuto fornire ai calabresi la partita di droga da cedere ai pugliesi. Una cessione non andata a buon fine e che, però, ha consentito agli investigatori di accertare i movimenti del sodalizio che aveva basi logistiche in Germania, Olanda e Belgio. Le indagini prendono il via nel marzo 2010, dal rinvenimento di un pacco contenente cocaina liquida, proveniente dall’Argentina e con destinazione finale Africo nuovo, in Calabria.

Accanto al traffico internazionale di droga, le Fiamme gialle hanno inoltre portato allo scoperto un altro illecito a firma del gruppo brindisino: e cioè l’introduzione in Italia, di bond falsi della ‘Federal Reserve’ americana, del valore di 500 milioni di dollari, che sarebbero serviti per successivi investimenti imprenditoriali.

La Guardia di Finanza li ha scovati nella cassaforte dell’abitazione di Antonio Flore. Prova dell’esistenza di un gruppo dedito all’introduzione di bond falsi, del quale facevano parte anche il mesagnese Cosimo Ribezzi, di 53 anni e il 50enne Mario Spagnolo, nato a Lecce, ma residente a Brindisi. Un altro punto messo a segno dalle forze dell’ordine che hanno innescato un vero e proprio terremoto, decapitando una temibile organizzazione criminale.

 

a cura di Maria Pia Mazzotta