Caso Renda, il processo a Lecce continua

simone renda

LECCE – I Giudici della Corte D’Assise di Lecce hanno rigettato tutte le eccezioni. Il processo per la morte di Simone Renda, il bancario 34enne leccese, deceduto in circostanze misteriose in una cella del Carcere Municipale di Playa del Carmen, il 3 marzo del 2007, mentre si trovava in vacanza in Messico, si terrà qui.

Per l’accusa, il Procuratore Cataldo Motta e il Sostituto Carmen Ruggiero (in sostituzione della Dott.ssa Angela Rotondano che aveva condotto le indagini) si tratta di un omicidio volontario  commesso “sottoponendo Renda a trattamenti crudeli, inumani e degradanti”.

La difesa degli 8 imputati, tra funzionari e guardie del carcere, aveva chiesto di interrompere il processo, sulla base del principio del ‘ne bis in idem’, secondo il quale nessuno può essere giudicato 2 volte per lo stesso fatto. E questo perchè 4 di loro sono stati già processati in Messico. All’accoglimento dell’eccezione, si sono opposti gli Avvocati che rappresentano la madre del 34enne Cecilia Greco e il fratello Gaetano Renda, costituitisi parte civile con gli Avvocati Pasquale Corleto e  Fabio Valenti.

La loro tesi è stata pienamente accolta dalla Corte, presieduta dal Giudice Roberto Tanisi.

Gli Avvocati avevano, infatti, evidenziato come  per 4 degli imputati il principio non può essere sollevato, poiché non son mai stati giudicati, mentre per gli altri 4 “non ha motivo di esistere in mancanza di una specifica convenzione bilaterale o multilaterale che regoli la materia tra i due Stati”, cioè tra l’Italia e il Messico.

Ora che i giudici hanno acquisito anche le varie fonti di prova, il processo può finalmente avere inizio.

Prossima udienza il 29 novembre.