Operazione ‘Postino’, in manette per estorsione il figlio del boss Gaetano Leo

alfonso leo

FRANCAVILLA FONTANA (BR) – “Assicurazione sulla vita per voi e la vostra famiglia, durante questi anni avete fatto tanta fortuna economicamente e noi vi ammiriamo per questo perchè siete una persona seria e intelligente, perciò avete bisogno di noi. Quindi vi chiediamo di aderire alla nostra assicurazione che assicura solo persone in gamba e con un piccolo versamento di omissis, assicuriamo la tranquillità della vostra famiglia, moglie, figli.

Entro 24 ore fate il versamento, contrariamente sarete responsabili di ciò che accade a voi e alla vostra famiglia,mi raccomando a non sbagliare strada lo dico per voi”.

Era questo, testualmente, il messaggio lasciato di fronte alle abitazioni di alcuni imprenditori di Francavilla Fontana, dal 25enne Alfonso Leo, figlio del presunto boss scu Gaetano, agli arresti nell’ambito dell’operazione ‘Last Minute’ e lui stesso protagonista in passato, di reati legati allo spaccio di sostanze stupefacente.

Il 24enne, su richiesta del Pm Raffaele Casto, è finito in manette all’alba, con l’accusa di minacce, proiettili e danneggiamenti a mezzo armi da fuoco per fini estorsivi.

I militari della Compagnia di Francavilla Fontana, coordinati dal Capitano Giuseppe Prudente e dal Tenente del Norm Simone Clemente ritengono così, di aver ricostruito un giro di malaffare risalente al 2010.

In quell’anno, ricordato dalla ‘città degli Imperiali’ per gli omicidi Della Corte-Parisi e Ligorio, furono diverse anche le denunce di alcuni imprenditori che nei pressi delle loro abitazioni, trovarono la busta con il messaggio estorsivo, a corredo di 2 pallottoni di fucile calibro 12.

Tentativi di ricatto andati anche a buon fine, per un totale di 350mila euro. Ma anche no, come testimoniano le 4 denunce avanzate in caserma e i colpi esplosi, il 18 giugno del 2010, alla saracinesca del negozio di abbigliamento  sito in via Trieste a Francavilla, raggiunto nella notte da 5 colpi di armi da fuoco.

Episodio che gli inquirenti ricollegano all’attività da ‘postino’ di Leo che intercettato ha, inconsapevolmente, ispirato gli inquirenti. “Le buste – dice l’indagato in una conversazione –  le mettevamo da tutte le parti”.

Qualcuno ha denunciato, aiutando i militari nell’indagine. Ma qualcun altro, questo ci dice la cronaca odierna, ha evidentemente pagato il pizzo.