Laforgia indagato: “Mi infanga chi non comanda più”

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LECCE – “Nessuna perquisizione. Nessuna minaccia. E, dal mio punto di vista, nessun abuso”. La verità del Rettore Domenico Laforgia sull’inchiesta che si è aperta a suo carico in Procura, è tutta all’attacco.

All’attacco innanzitutto di quei sindacati – Cgil in testa – con i quali il Magnifico ha ingaggiato un braccio di ferro fin dalla sua elezione. Alla quale, è noto, quel sindacato si oppose. Ma all’attacco anche di Luigi Melica, l’ex delegato del Rettore che ha ormai rotto con Laforgia, tanto da essere il firmatario della denuncia che ha portato all’inchiesta della Procura.

Andiamo con ordine: “Nessuna perquisizione”, dice Laforgia, ma la richiesta da parte dell’Autorità Giudiziaria delle registrazioni del Senato accademico per verificare se nel corso delle sedute nelle quali si dovevano nominare le Commissioni interne, ci siano state espressioni minacciose da parte del Rettore tali da configurare un abuso di potere e, quindi, un reato di abuso d’ufficio.

Nessuna minaccia, ribadisce Laforgia, che in effetti non risulta indagato per il reato di minacce nel fascicolo affidato al Sostituto procuratore Paola Guglielmi. E però il Rettore ha anche la sua verità sui rapporti divenuti ormai tesissimi con Luigi Melica, il Professore ex delegato proprio di Larfogia all’internazionalizzazione e ora firmatario della denuncia che ha portato all’inchiesta.

In conferenza stampa, il Rettore aggiunge di essere stato lui a revocare l’incarico di delegato a Melica, il 1° novembre 2011, allo scadere naturale del mandato dei delegati. E qui scatta il contrasto di versioni, con Melica che in una nota afferma di aver rassegnato lui le dimissioni il 24 novembre 2011.

“Ho evitato, sin da allora, di fare qualsiasi dichiarazione alla stampa, per evitare qualunque tipo di danno alla mia Università – dice il Professore – ciò che essa ha patito finora è di proporzione incalcolabile.  La campagna che va avanti da anni sulla stampa, oltraggiosa per il suo prestigio, mi ha spinto perciò a non mettere più bocca sulle questioni che la riguardano.

Non ho perciò più altro da dire – conclude Melica – Per il resto, ognuno conosce i fatti, la comunità cittadina conosce le persone di cui si sta parlando e saprà trarre le sue conseguenze”.

Ma le polemiche non sono finite qui: il fronte principale del Rettore è sempre quello, i sindacati. E tra i sindacati, la Cgil. E all’interno della Cgil, il sindacalista Dino De Pascalis. Mai nominato da Larforgia, che però gli rivolge (da dirigente dell’ufficio concorsi e non da sindacalista della Flc) un’accusa che riguarda i sei anni precedenti al suo Rettorato. Quelli in cui, cioè, era Oronzo Limone a guidare l’Ateneo salentino.

“Non sono gli scorrimenti di graduatorie in sé ad essere illegittime quanto, invece, metterli in pratica senza Autorizzazione ministeriale”, risponde a stretto giro di posta De Pascalis che sottolinea anche che le uniche assunzioni caldeggiate da lui come sindacalista e non come capufficio, siano state quelle dei precari poi stabilizzati.

Difficile però che tra il sindacalista e il Rettore, e tra la Cgil e la dirigenza universitaria, ritorni tanto presto il sereno: nelle ultime ore la Flc invia un comunicato a difesa di De Pascalis, oggetto  secondo il sindacato, di una persecuzione politica da parte del Direttore amministrativo Emilio Miccolis. Che con De Pascalis si vedrà a maggio in Tribunale, avendolo denunciato per diffamazione.