L’archeologia svela il Castello federiciano, ma gli scavi sono a rischio

castello carlo v a lecce

LECCE – Un nuovo castello, molto più antico e completamente diverso: una sorpresa venuta alla luce a poco grazie agli scavi condotti dall’equipe coordinata dal Prof. Paul Artur, docente di Archeologia medievale dell’Università del Salento che dal 2007 è impegnato nel riportare alla luce quella che potremmo definire la vera pelle del Castello V di Lecce, cuore fortificato ed emblema della città.

Sorprese che ci raccontano di una storia ancora tutta da scrivere, ma che è arrivata ad un punto certo: sotto la maestosa fortezza fatta edificare dall’imperatore Carlo V nel 1539, secondo le più moderne tecniche di architettura medievale, la cui costruzione fu affidata al noto Architetto Giangiacomo dell’Acaja, riposa il più antico castello risalente a Federico II, realizzato come baluardo medievale della città.

Per conoscere la vera storia del Castello quindi e per immaginarlo così com’era all’origine, dobbiamo fare un salto all’indietro di ben tre secoli.

Il lavoro di ricerca è congiunto: da una parte gli scavi, cominciati dalle cisterne ritrovate nelle antiche prigioni del castello ed arrivati nella Cappella di S.Barbara e nell’atrio, dall’altra l’analisi degli antichi documenti, portata avanti dal Docente di Storia medievale Benedetto Vetere.

Documenti trovati a Napoli, dove è conservato l’antico archivio dell’allora Principato di Taranto, che governava anche Lecce. Indagini che si sono incrociate e che a poco a poco hanno cominciato a coincidere.

Federico II è stato qui, ha voluto anche a Lecce un baluardo del suo potere, qui si svolgeva vita di corte, come testimoniano anfore, vettovaglie, e oggetti, venuti alla luce durante gli scavi a cielo aperto, che quest’estate hanno attirato l’attenzione di centinaia di turisti.

Ma inseme alla nuova storia del Castello di Lecce, stanno venendo alla luce anche i problemi, questa volta di ordine pratico e puramente economico. I soldi sono finiti, e gli scavi nel giro di non più di qualche settimana si interromperanno.

Il Prof. Artur è preoccupato: “I miei studenti – dice – lavorano nei momenti liberi. Per loro e una grande opportunità che gli consente anche di guadagnare crediti formativi, ma non possiamo chiedere di più, nè a loro, nè ai ricercatori specializzati che attualmente collaborano.

Solo la volonta delle istituzioni può permettere che tutto questo vada avanti: Comune di Lecce, Università e Ministero per i Beni culturali, potrebbero unire le forze e ottenere nuovi fondi per finanziare una campagna archeologica che aggiungerà un tassello importante alla storia della città.