Il deposito della scu diventa ‘l’Archivio unico leccese’

rettore laforgia

LECCE – Rinasce l’Automat: c’è il progetto e ci sono i fondi per trasformare la struttura tra Lecce e Torre Chianca da deposito delle auto in odor di mafia a sede dell’Archivio unico delle istituzioni leccesi: Università, Procura, Comune.

L’immobile sottratto alla malavita diventerà un supporto a ricerca, giustizia e amministrazione: lo annuncia il Rettore durante la tavola rotonda di presentazione del corso universitario per la Gestione dei beni confiscati alle mafie.

L’Automat era l’azienda sequestrata a Mauro Matarrelli, l’imprenditore che si era aggiudicato l’appalto di rimozione coatta del Comune di Lecce, che venivano custodite qui nel deposito sulla Lecce-Torre Chianca, di proprietà dell’impresa che secondo le sentenze del 1994 e del 2003, era uno degli snodi degli affari del boss Filippo Cerfeda.

Una struttura enorme, ma abbandonata, un patrimonio che andava letteralmente in fumo – come documentò ‘L’indiano’ sui beni confiscati nel febbraio del 2011. Ora le cose dovrebbero cambiare: ad acquisire l’area è stata l’Università del Salento, che ha messo sul tavolo i fondi e il progetto per trasformare l’Automat nell’Archivio unico delle istituzioni leccesi.

Oggi, infatti, sia l’Università che il Comune che il Tribunale hanno problemi di deposito e archivio: un progetto, quello nell’Automat, dovrebbe risolvere la questione dell’archivio ordinario di Comune, Tribunale e Ateneo.

Un altro progetto, quello programmato nel Convento degli Agostiniani, risolverà con una struttura più prestigiosa la questione dell’archivio storico di Comune e Procura, come confermano sia il Sindaco Paolo Perrone che Mario Buffa: “C’è già un accordo in campo – spiega il Presidente della Corte d’Appello leccese – che coinvolge anche Annalisa Bianco, la Dirigente dell’Archivio di Stato”.

Ma ancora Buffa solleva un altro punto, il più complesso e delicato: la gestione delle aziende sequestrate e confiscate.

Il punto è complicato, perchè spesso le imprese in odor di mafia prosperano finchè sono in mano alla malavita.

Quando passano nelle mani dello Stato, declinano e falliscono: rari i casi contrari, come quelli dei pub leccesi per anni amministrati da Donato Pezzuto, un altro dei partecipanti alla tavola rotonda che si è svolta nello Studium 2000, moderata da Rosario Tornesello: pub tra l’altro da poco restituiti con le finanze in sesto al proprietario, scagionato dall’accusa di associazione mafiosa.

Casi rari, ripetiamo, resi possibili solo dalla tempestività del giudice che li affida e dalla capacità del professionista che li gestisce.

Il punto, vale la pena ribadirlo, è il più delicato: se le imprese che fiorivano in mano alla criminalità organizzata, falliscono quando passano allo Stato, la conclusione dell’opinione pubblica rischia di essere una sola: si stava meglio, quando si stava peggio.

Perchè è importante, come nel caso dell’Automat, far rinascere un immobile, ma ancora più importante è non far morire un’azienda.