Salento, da California del Sud, condannata a diventare Africa nera

Presidente Paolo Pagliaro

Stiamo sprecando la migliore occasione possibile mai avuta e ancora una volta per l’incapacità della politica e delle istituzioni di questo territorio. Il Salento aveva la possibilità di riscattarsi e risanare una ferita vecchia come la storia repubblicana,  invece nulla.

La battaglia sulla soppressione delle Province aveva dato il via a un dibattito utile e aveva riacceso la speranza per le nostre genti, speranza di un futuro diverso e migliore e invece si è preferito giocare al ribasso.

Gli amministratori, mai d’accordo quando c’è da fare l’interesse dei cittadini, si sono spaccati su mille ipotesi, mentre l’unica, quella davvero necessaria, di una regione salentina, era lì a portata di mano. I presidenti delle Province hanno pensato solo a mantenere il loro fortino, i sindaci hanno pensato solo a quale via di fuga scegliere (vado con Lecce o rimango sotto Taranto?), gli intellettuali e gli opinion leader del territorio sono rimasti in silenzio, privi di qualsiasi slancio creativo e programmatico. Una vergogna.

Un territorio che non si rende protagonista da sé apre la porta alle incursioni di altri e allora altri decideranno per noi. Come farà questo Governo che considera, dal suo punto di vista, il Salento al pari delle province di Lucca, di Cremona, o di Isernia. Ecco che si potrebbe generare la peggiore delle soluzioni, una macroprovincia senza poteri, e senza rinnovamento politico-burocratico-istituzionale che ci porterà ad essere la barzelletta della Puglia e dell’Italia. Una cosa inutile come le province di oggi, le quali se diventano più grandi diventano solo una cosa inutile più grande.


Ma il Salento non era diverso? Vi ricordate? Quella penisola con una sua identità storico-geografica a parte, con la sua cultura unica in Italia, con la sua archeologia e le sue architetture diverse e peculiari? Lecce, Brindisi e Taranto possono essere la California del Sud e invece le stiamo condannando a diventare l’Africa nera.

E poi il Salento aveva una dignità regionale che le venne riconosciuta anche all’interno dell’Assemblea Costituente, circa 65 anni fa, prima di essere cancellata in una notte. E allora sarebbe stato un riscatto legittimo.

Ma noi del Movimento Regione Salento non ci fermiamo, non ci arrendiamo, anzi… Convinti come siamo della bontà del nostro progetto, rilanciamo l’idea dell’autonomia nell’ambito di un progetto di riforma generale. Proprio quello che molti vorrebbero fare ma non ne hanno il coraggio.

Abbiamo anticipato i  tempi e forse questo da fastidio a qualcuno, ma non importa. Ci importa solo della nostra gente. La gente a cui vogliamo dare territori ben amministrati, da gente perbene, da gente nuova.

Il processo di quella che oggi già viene chiamata Regionopoli si è aperto per l’inadeguatezza di chi scambia un servizio pubblico come un fatto privato, di chi sperpera e ruba perché così hanno fatto altri prima per anni e anni. Ma adesso ci siamo svegliati, e non possiamo permettere a nessuno di continuare a bucarci le tasche.

Le Regioni devono avere statuti semplici e moderni, prevedere meccanismi di controllo seri ed efficaci e puntare a far crescere nuove generazioni di politici e amministratori, possibilmente slegati dalla vecchia casta ed estranei alle nomenclature.

Una nuova regione, come la Regione Salento, non è un  ente aggiuntivo, l’ennesimo baraccone. È, invece, uno dei pezzi pregiati della nuova Italia. Per uscire dalla crisi economica e politica, ci vuole coraggio e sicuramente qualche novità.

Paolo Pagliaro

Presidente Movimento Regione Salento

 

Commenti

  1. arturo scrive:

    la teoria è sempre lontana dalla realtà, soprattutto in politica.
    in teoria quindi siamo in sintonia , ‘viva la regione salento’.
    Ma nella realtà se taranto e brindisi rinunciano ad una super provincia ed entrambe allo status di capoluogo, anche se a taranto spetterebbe comunque vista la legge sul riordino, lecce a cosa rinuncia, qual’è il prezzo che lecce paga per la gloria?

    te lo dico io, nessuno. quindi chi non vuole il salento unito sono proprio i leccesi, indisponibili a qualsiasi rinuncia, alla faccia del ‘siamo tutti salentini’. Non tiriamo fuori poi la storia , perchè la vita va avanti e quello che era vero 150 anni fa oggi non lo è più. anche perchè la terra d’otranto apparteneva al principato di taranto, e quindi non se ne esce.

    allora la soluzione è grande salento da alberobello a santa maria di leuca e magari un giorno con il riordino delle regioni ci mettiamo anche matera, con il capoluogo a taranto. vi piace?
    lo facciamo domani mattina.

  2. Francesco A. scrive:

    Il liomite congenito di questo vostro movimento è che rappresenta e fa gli interessi solo dei leccesi…perchè vi ostinate a non capirlo?Non ha proprio senso questa insistenza,queste movtivazioni storico-politico geografiche veramente velleitarie!A questo punto dovremmo dire che Brindisi e’ una città che storicamente è stata molto più importante,che è stata anche capitale d’Italia(ma per questo non è nato un movimento Brindisi Capitale), oppure che Taranto fondata dagli spartani è stata la capitale della Magna Grecia, ma ugualmente non ci sono a Taranto movimenti che rivendicano un’annessione alla Grecia. Per favore,finiamola con questa storia e cerchiamo di aprire gli occhi,siamo stanchi di tutta questa demagogia e di tutte queste parole fumose….

  3. denny scrive:

    piena ragione ad arturo.
    lecce non sacrifica nulla,perchè lecce vuole solo controllare brindisi e taranto pur non avendo i requisiti a mio parere,è infatti sprovvista di porto aeroporto come brindisi e ha una popolazione inferiore a quella di taranto. quindi la meno adatta