Piattaforma intermodale, lo spreco corre veloce

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 MELISSANO (LE) – Una Piattaforma intermodale, un nodo di scambio merci fra treno, camion e magari anche nave. Una potenzialità di 50mila tonnellate annue, soprattutto di patate, peperoni e uva.

Insomma, per dirla con le parole dei convegni, una straordinaria opera infrastrutturale che rappresenta un volàno di sviluppo del territorio. Ma il territorio, sa che straordinario volàno per il suo sviluppo ha sotto il naso?

Forse qui per le strade di Melissano non hanno ben chiaro lo straordinario volàno di sviluppo di cui il territorio dispone e per il quale sono stati già spesi 2 milioni e 800mila euro.

Sembra che su quel volàno di sviluppo piovuto sul territorio, le cose non filino proprio perfettamente. Ma alla fine in piazza, per lo meno ci hanno spiegato dov’è, la Piattaforma. E forse, sul posto, saranno più entusiasti dell’infrastruttura di logistica integrata.

Nella grande infrastruttura, in effetti, qualcosa sembra non andare: di container da scambiare fra il trasporto su treno e quello su gomma, qui, nemmeno l’ombra.

Di attività che rilancino lo sviluppo del territorio, a dire il vero, non se ne vedono, nonostante i 2  milioni e 800mila euro già spesi, provenienti dal Pit 9, il Progetto integrato territoriale per il tessile-abbigliamento-calzaturiero, elaborato da Casarano come Comune capofila e con un ventaglio di azioni che doveva riverberarsi su 68 Comuni della Provincia per una dotazione finanziaria di 54 milioni di euro.

Tra le azioni previste, quella del Centro intermodale di Melissano, immaginato come sviluppo del centro di carico ortofrutticolo inaugurato dalle Ferrovie del Sud-Est nel 1996. Dal 1996 al 2003, anno di concepimento del Pit 9, fino al 2011, quando vengono completate alcune delle opere previste.

Ora sulla Piattaforma intermodale di Melissano, si è appuntata l’attenzione del nucleo tributario della Guardia di  Finanza, che ha acquisito le carte nel Comune di Casarano, capofila oggi di Area vasta (che dovrebbe completare le opere) e ieri del Pit 9.

Una prima acquisizione che lascia anche pensare che verrà valutata l’utilità di quei 54 milioni di euro di fondi pubblici, che dovevano movimentare altri 50 milioni (più o meno) di fondi privati.

Perchè è su questo che è caduta la Piattaforma logistica di Melissano: a fronte di 2 milioni e 800mila euro di spesa già effettuata e oltre 4 milioni di euro di ulteriore spesa richiesta, non c’è privato che voglia assumersene la gestione.

Eppure, stando al progetto del Pit 9, questa era una straordinaria opportunità infrastrutturale e un volàno di sviluppo del territorio, pensato per movimentare 50mila tonnellate annue di prodotti della terra. L’unico punto che forse è stato trascurato, nell’accuratissimo progetto lungo 39 pagine più gli elaborati tecnici, è se quei prodotti della terra ci siano ancora e se quel comparto economico sia ancora vivo.

Se le cose stiano così, se cioè quella della Piattaforma intermodale sia stata solo un modo per spendere denaro pubblico a vantaggio della politica e non del territorio, saranno le indagini della Guardia di Finanza a dirlo. Una cosa, per ora, si può dire con certezza: che quest’opera tutto è, meno che volàno di sviluppo del territorio, a meno di non considerarla come la più costosa pista da footing che si sia mai vista nel mondo occidentale.