Tre amici al bar per il nuovo Segretario: e nel Pd infuria la rivolta

Pd lecce

LECCE – Congresso cittadino del Pd a rischio aborto per colpa. I bersaniani in rivolta contro Sergio Blasi: “Tratti il partito con logica feudale, rimuovi al più presto l’accordo con il lettiano Cosimo Casilli per il sostegno alla candidatura di Andrea Imbriani”.

In molti, da tempo, all’interno del Partito democratico leccese aspettavano il passo falso del Segretario regionale Sergio Blasi.

Quel momento è arrivato, proprio nella fase precongressuale quando, una stretta di mano fra lui e il lettiano Cosimo Casilli ha partorito, a stretto giro, la candidatura di Andrea Imbriani. Verrà ricordato come il ‘patto del Carletto’, location cara sia al centrodestra che al centrosinistra, dove si stringono o consumano alleanze lontano dai riflettori. Lì, infatti, si sono incontrati Sergio Blasi, Cosimo Casilli, Massimo Manera e Giuseppe Taurino.

Un accordo che ha visto la corrente lettiana e bersaniana fondersi sulla candidatura del giovane avvocato. Una scelta che ha scatenato il terremoto in quel di via Tasso. A tuonare è Antonio Rotundo che punta il dito contro Blasi: “E’ un accordo consumato sulla testa del partito cittadino e si tratta di gravi degenerazioni della vita democratica che rischiano di uccidere il Congresso sul nascere”.

Il Segretario regionale, insomma, avrebbe trattato in modo esclusivo e senza coinvolgere i compagni. “Incredibile ma vero, accusa Rotundo. Dal deputato all’ultimo iscritto tutti sono stati tenuti all’oscuro delle manovre dei vertici regionali. La cosiddetta ‘area Bersani cittadina’, infatti, non solo non è stata in nessun modo coinvolta nelle decisioni, ma non è stata neppure informata della ‘trattativa’ e del suo esito, secondo una concezione proprietaria del partito fuori dal tempo e dalla storia.

E’ del tutto evidente che si tratta di accordi  tra gruppi ristretti sulla testa degli iscritti, che rappresentano vere degenerazioni del peggiore correntismo e che hanno come diretta conseguenza quella di far abortire sul nascere ogni possibilità di ripresa del partito in città.

Prima Blasi prende atto che quell’accordo è indigesto per i nostri iscritti,  incompatibile con un partito che ha nel proprio dna le primarie, un inaccettabile esproprio delle prerogative di chi fa della militanza disinteressata e della partecipazione la propria carta d’identità e meglio è per tutti. Oggi – conclude Rotundo – l’unico modo di difendere il nostro partito è cambiarlo radicalmente per metterlo in sintonia con la società . Esattamente il contrario di chi pensa di  gestirlo con logiche feudali.

Per queste ragioni rimuovere quell’accordo è l’unica strada per tentare di rimettere in carreggiata il Congresso, liberandolo dal cappio al collo di quel patto antidemocratico per farlo diventare un’opportunità di crescita per la nostra città”.

Proprio per questo potrebbe esserci il colpo di scena alle urne democratiche del 14 ottobre. Chi dava per scontata la vittoria dell’area Letta, poiché ha prodotto il maggior numero di tessere, potrebbe subire uno sgambetto dai suoi stessi che, mal digerendo il patto con Blasi, potrebbe convergere sulla candidatura di Alessandra Pinto che si propone come rottura con il passato. Sostenuta dai giovani, da Antonio Grassi, Massimiliano Ariano e Gianni Colucci i quali hanno ritirato la propria candidatura per sostenere la Pinto.

Ai nastri di partenza sono in tre: Lidia Faggiano, sostenuta da Loredana Capone, Andrea Imbriani da Sergio Blasi e Cosimo Casilli e Sandra Pinto, promossa dagli scontenti e dai giovani.