Paradosso edilizia: imprese morenti, soldi nel cassetto

cantiere edile

LECCE – È un paradosso come pochi, quello che vive l’edilizia. Uno dei comparti trainanti dell’economia salentina è, oggi, praticamente al collasso: i cantieri privati procedono a rilento, perchè l’economia ristagna e sono pochi coloro che pensano a comprare o costruire casa.

E allora ci sarebbero i cantieri pubblici che potrebbero servire a dare una boccata – importante – d’ossigeno: peccato però che oggi vincere una delle gare bandite dalla Pubblica Amministrazione rischia di essere più un problema che una risorsa per un’azienda edile che deve mettere in piedi il cantiere, pagare le materie prime, anticipare gli stipendi agli operai, per poi bloccarsi in attesa che il Comune o la Provincia le paghi le rate di avanzamento dei lavori. Un paradosso bruciante, a causa del quale gli imprenditori edili ci pensano due volte, prima di dare l’avvio ad un appalto vinto.

Il risultato è un doppio danno: all’impresa che vince un appalto, ma poi non può convertire quel lavoro in denaro. E ai cittadini, che aspettano magari da mesi o da anni quel cantiere e se lo ritrovano fermo (o, ancor peggio, iniziato e poi sospeso) davanti.

Ma il paradosso vero è che la colpa è solo in misura limitata degli enti locali che appaltano le opere: il problema vero si chiama patto di stabilità. Ovvero quella norma in vigore ormai da tempo in base al quale le amministrazioni pubbliche devono spendere meno di quanto hanno speso l’anno prima. Cioè, anche se hanno i soldi nel cassetto,  non possono aprirlo, pena sanzioni pesantissime da parte del Governo, come il blocco delle assunzioni e il divieto di contrarre mutui.

Il tema è serio e complicato, perchè il patto di stabilità è stato ideato per stroncare la spesa allegra di Comuni, Province, Regioni. Doveva servire a far volare alto le varie Amministrazioni, è diventata la zavorra che le sta spingendo a fondo e che si sta tirando dietro un comparto, l’edilizia, che vale l’11% del pil regionale.

Perchè tagliare la spesa allegra è giusto, ma non a costo di stroncare gli investimenti che da un lato finanziano opere pubbliche attese da anni e dall’altro possono rimettare in circolo un pò di linfa nell’esangue economia della crisi.