Consiglieri regionali dalla Dentamaro: “Macroprovincia? Più sì che no”

Marida Dentamaro

BARI – Macroprovincia: più si che no. Questo è emerso dall’incontro sponsorizzato dall’Assessore regionale Marida Dentamaro  con i Consiglieri regionali di Brindisi e Taranto, chiamati nelle scorse ore a discutere di accorpamento e riordino in quel di Bari.

Posizioni contrastanti, con divisioni emerse in maniera piuttosto eclatante.

Sul fronte brindisino, la posizione della Macroprovincia è sponsorizzata, come è noto, dagli esponenti di centrodestra De Biase, Friolo e Iurlaro. Ma anche dal finiano Euprepio Curto, il primo, in tempi non sospetti, a battersi per la creazione di un unico ente territoriale che unisca jonici, adriatici e leccesi.

Possibilista  a questa soluzione, anche il Consigliere vendoliano Tony Matarrelli, che prendendo spunto dalla delibera approvata dal Consiglio comunale di Francavilla Fontana ha, di fatto, subordinato la soluzione della Macroprovincia solo al mantenimento della provincia di Brindisi. Secondo Matarelli, il ruolo delle istituzione, dovrebbe essere quello di percepire la volontà popolare. “E in questo senso – ha detto il Consigliere di Sel – mi pare evidente come la gente spinga per la soluzione dell’unico ente”.

Controtendenza, in tal senso, l’‘Epifani pensiero’. Il Consigliere regionale di Ostuni, rappresentante del Pd, sposa i principi generali varati dal Governo. “E’ giusto – ha detto il democratico – che Brindisi venga accorpata a Taranto, come prevede il piano di riordino”.

Il ragionamento di Epifani è figlio dell’accordo verbale tra i Sindaci Consales e Stefàno: “Due capoluoghi per la provincia più importante d’Italia”. Sul fronte tarantino, allo stesso modo, prevale la tesi dell’accorpamento con Brindisi.

Ma, anche in questo caso, le posizioni sono contrastanti tra chi rivendina la sovranità del capoluogo jonico e tra chi, invece, si dice favorevole alla divisione di poteri con la sponda adriatica. Da questo mix, anche un pò caotico, potrebbe non sfuggire neanche la provincia di Lecce.

Secondo Curto, supportato da quanto sostenuto dalla stessa Dentamaro, la provincia barocca potrebbe, in sede di un’eventuale discussione e di ridefinizione dei paramentri, non sfuggire ad un’ulteriore scure governativa. Questo perché, data la situazione di grande confusione, la Regione potrebbe presentare al Governo un piano tutt’altro che definito.

Da ridefinire, magari, proprio con la creazione di una grande provincia, figlia non solo dai propositi di alcuni comuni brindisini e tarantini, ma anche dalle divisioni emerse.