Gli avvocati si spaccano, è rissa istituzionale

pres. tar lecce antonio cavallari

LECCE – Una vera e propria rissa istituzionale, che parte dalla spaccatura interna tra gli avvocati di Lecce e arriva allo scontro dell’Ordine leccese contro il Consiglio nazionale, uno scontro sbarcato davanti al Tar dove si daranno battaglia alcuni dei più importanti amministrativisti sulla piazza.

La storia è complessa, in palio però c’è un posto importante, sia per il prestigio astratto che per il potere concreto che ne deriva. Un posto nel Consiglio giudiziario, cioè l’organismo che gestisce l’organizzazione dei magistrati penali e civili rispetto alle competenze, alle sezioni, alle destinazioni. Un organismo, insomma, che decide le carriere dei giudici salentini, e quindi molto ambito dagli avvocati, che nel Consiglio giudiziario hanno diritto a due rappresentanti, designati uno dall’Ordine di Taranto, uno dall’Ordine di Lecce. Nel caso dell’avvocato tarantino, nulla quaestio.

Il problema si è scatenato sul rappresentante dell’Ordine di Lecce, ordine presieduto da Luigi Rella. Il suo consiglio si è letteralmente spaccato a metà: 6 voti per Luigi Corvaglia, 7 voti per Gianni Salvatore. Quindi il caso sembrava chiuso: vittoria per l’avvocato Salvatore, l’Ordine di Lecce impacchetta i verbali e li spedisce al Consiglio forense, l’organismo nazionale al quale spetta il controllo sugli atti e la nomina definitiva.

Se non che, arrivate a Roma, le cose cambiano: per il Consiglio nazionale forense ci sono motivi di opportunità che impediscono la nomina di Gianni Salvatore: lo studio dell’avvocato si occupa anche di curatele fallimentari, che sono incarichi dati dai giudici, per cui la sua presenza nell’organismo che gestisce le carriere degli stessi giudici non sarebbe opportuno. Salvatore farà avere le carte, dalle quali risulta che le curatele sono solo due, ma intanto il Consiglio nazionale forense ha già scartato il suo nome, ha spulciato i verbali, ha visto che c’era un secondo classificato e ha nominato Luigi Corvaglia.

Apriti cielo: da un lato l’avvocato Salvatore fa ricorso al Tar, dall’altro anche l’ordine degli avvocati leccesi gli va dietro, sentendosi leso nelle sue prerogative, forse anche perché alla fine nel Consiglio giudiziario andrà a sedere un rappresentante della minoranza interna. E tutta la storia finisce in tribunale: l’Ordine degli avvocati di Lecce incarica, infatti, Pierluigi Portaluri di trascinare in tribunale il Ministero della Giustizia, il Consiglio Superiore della Magistratura e ovviamente il Consiglio nazionale forense, quest’ultimo difeso da Saverio Sticchi Damiani.

E nella causa si costituiscono anche i due interessati: Gianni Salvatore, assistito da Giovanni Pellegrino e Luigi Corvaglia difeso da Pietro Quinto. Quattro tra i più illustri professionisti sulla piazza leccese (e non solo) che hanno già cominciato a dar fuoco alle polveri legali. In molti, infatti, riferiscono di scontri giudiziari all’arma bianca, già in questa fase preliminarissima dello scontro davanti al Tar.

Ricorsi e controricorsi che hanno fatto gridare addirittura allo scandalo deontologico alcuni degli avvocati coinvolti, tanto che al Presidente del Tar Antonio Cavallari è sembrato opportuno anticipare al massimo la discussione di merito: il 24 ottobre, quindi, davanti al Tar si daranno battaglia Portaluri, Sticchi Damiani, Pellegrino e Quinto, per quell’unico posto riservato agli avvocati nel – chiamiamolo così – Consiglio  d’Amministrazione dei giudici che fa giustamente gola a tanti, tanto da essere diventato la causa della guerra istituzionale delle toghe leccesi.