Omicidio Piazza Palio: preso il killer, sbagliò persona

Salvatore Polimeno

LECCE – Salvatore Polimeno, detto ‘Andrea’, 23 anni, leccese, è l’autore dell’omicidio che il 2 agosto scorso ha scosso il Salento. È lui che, con freddezza inaudita, ha puntato la pistola attraverso la recinzione di Piazza Palio, dove era in corso l’allestimento del palco per il concerto, poi saltato, di Laura Pausini, ed ha sparato 3 colpi, di cui 2 hanno colpito alla testa Valentino Spalluto, giovane di Surbo, morto sul colpo. 

Salvatore Polimeno  commise, però, un grave errore: sbagliò persona.

In realtà, la vittima predestinata era Alessandro Leo, detto ‘Saso’, con il quale aveva dei conti in sospeso per fatti di droga e anche lui al lavoro tra gli operai. Quell’errore gli è costato caro: la sua convinzione di aver ucciso Leo lo portò a dire al fratello, raggiunto pochi minuti dopo in casa:  “Hannu ccisu lu sasu”.

L’unica persona a credere che ‘lu Sasu’ fosse stato ucciso, in quel momento poteva essere soltanto lui. Niente poteva fargli pensare, essendosi allontanato in tutta fretta dal luogo, di aver sbagliato persona.

Questa frase, accertata dagli inquirenti in sede di interrogatorio, è stata decisiva per incastrare definitivamente l’assassino e si aggiunge ad una serie di altri  elementi che hanno portato all’ordinanza d’arresto per omicidio volontario e aggravato dalla premeditazione.

 Il quadro è chiaro, in realtà, sin dalle primissime ore. Gli agenti della Squadra mobile guidati dal Dottor Michele Abenante e dal Dottor Rocco Carrozzo, individuano da subito  Salvatore Polimeno come il probabile assassino: lui, tra l’altro, non si preoccupa più di tanto di prendere delle precauzioni. Sul luogo dell’omicidio ci va con il suo scooter, uno scarabeo nero con un adesivo del Lecce, spara tra la gente, decine le persone che in quel momento si trovavano a curiosare in zona. Non solo: qualche minuto prima si toglie anche il casco, gironzolando lungo il recinto, come a voler cercare il luogo migliore da dove sparare.

Il giorno prima e persino la mattina, compie anche dei sopralluoghi, come riferiranno alcuni testimoni. Non è solo, c’è un altra persona con lui, che gli investigatori stanno cercando.

L’omicidio avviene alle 16, 45.

Alle 15 e 11 minuti, Polimeno arriva a casa del fratello, nella zona 167: confabula delle frasi, tra cui quella riferita a Saso. E’ agli arresti domiciliari e per uccidere è evaso e non è la prima volta. Per questo viene arrestato subito.

Il giorno dopo, una telefonata anonima fa il suo nome, si rivelerà essere un parente. La stessa famiglia vuole isolarlo. Alla svolta si arriva con la testimonianza, fondamentale, di tre ragazzini, hanno tra i 15 e i 16 anni. Sono i testimoni oculari dell’omicidio e Polimeno lo conoscono bene. L’assassino li vede, dopo aver sparato, tenta di intimorirli con lo sguardo. Sono gli unici, tra i presenti, a fornire una testimonianza fondamentale. Hanno rotto quel velo di omertà che avvolge la 167, zona da sempre critica della città, ha detto il Procuratore capo Caldo Motta che, insieme al Pm Carmen Ruggero, ha coordinato le indagini.

Salvatore Polimeno, che dal carcere dove è rinchiuso si è sempre proclamato innocente, non ha sbagliato la mira, ma persona. Valentino Spalluto e Leo erano lontani circa 20 metri. Il caschetto di protezione e la corporatura simile lo hanno tratto in inganno.

Le indagini hanno accertato che il killer e la vittima designata avevano litigato due mesi prima. Alessandro Leo aveva schiaffeggiato Polimeno e questo aveva giurato vendetta, tanto da armarsi e uccidere alla luce del sole, sparando pero alla persona sbagliata.  Valentino Spalluto è morto, quindi,  per un tragico errore.

di Mariella Costantini