Accorpamento, mentre Taranto decide, Brindisi ricorre al Tar

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BRINDISI – Giornata decisiva in tema di riordino delle Province salentine. Mentre, Ferrerese e la sua giunta danno mandato all’Avvocato Paparella di Bari di ricorrere al Tar contro la legge 135, in serata si terrà il Consiglio comunale monotematico a Taranto che al momento, resta l’ago della bilancia sull’ipotesi ‘Provincia a 2 teste’.

La teoria del ‘doppio capoluogo’ sbandierata dallo stesso Sindaco Ippazio Stefàno, dopo il vertice brindisino con il Presidente Ferrarese e il primo cittadino Consales, sembra non aver incontrato i favori dell’opposizione, innanzitutto.

Il Pdl jonico dice sì all’accorpamento, ma no al doppio capolugo.

E anche nella maggioranza, sembrerebbe che siano in pochi, Sindaco escluso, a vedere di buon occhio una soluzione che non convince, in primis, lo stesso elettorato tarantino. In contemporanea con la seduta jonica, anche i Consigli di San Pancrazio  Salentino e San Donaci.

Pochi dubbi, in questo caso, sull’esito delle votazioni e sul contenuto delle delibere. Entrambi i Comuni, con i dovuti distinguo, dovrebbero optare per la fuga verso Lecce. A San Donaci, è stato lo stesso Sindaco Serìo a farsi promotore di quello che è ritenuto un ritorno alle origini. A San Pancrazio, per quanto il Sindaco Ripa abbia mantenuto fino ad ora una posizione equilibrata e di studio, si respira voglia di barocco.

Il sondaggio lanciato sul sito internet del Comune, con il 90,5 dei voti favorevoli alla Provincia di Lecce, lascia pochi dubbi su quello che sarà l’esito di una votazione in cui nessuna forza politica, maggioranza compresa, voglia andare incontro ai gusti dei cittadini.

Gusti simili a quelli che in Provincia di Taranto, hanno manifestato Fragagnano, Avetrana e Maruggio. Da martedì mattina, con Francavilla Fontana capofila, i Comuni si riuniranno per deliberare la loro preferenza. E lo faranno conoscendo il  ‘Taranto pensiero’.

In caso di ‘testa’ (quella brindisina) mozzata, il rischio è quello di una vera e propria emorragia dove anche Oria, Latiano e Mesagne, pronti a difendere la causa brindisina, potrebbero nuovamente sposare la causa leccese.

Nel frattempo, Massimo Ferrarese continua a spingere per la ‘Macroprovincia’, nonostante i no e le imposizioni di Taranto e Lecce. “Sto valutando l’opportunità di convocare altri tavoli di discussione – dice il Presidente – perché continuo a ritenere questa soluzione in grado di regalare giusta dignità a un territorio smembrato da Governo e Parlamento”.  In mattinata, però,  la giunta al gran completo ha dato mandato all’Avvocato barese Paparella, dopo i pareri negativi di 3 legali, di ricorrere al Tar contro la legge sul riordino.

Un tentativo estremo che si poggia sulla presunta anticostituzionalità della norma. La pensa così anche la sede brindisina di Confindustria che, con una lettera indirizzata all’Assessore regionale Dentamaro a firma del Presidente Giuseppe Marinò, esprime forti preoccupazioni circa le conseguenze sugli assetti organizzativi del sistema industriale. L’esigenza di Confindustria è che , qualunque sia il capoluogo, gli imprenditori possano continuare a disporre nel circondario dei riferimenti territoriali.

Come dire, va bene perdere lo status di capoluogo, ma non toglieteci sedi e punti di riferimento. Nella fattispecie, i comandi delle forze dell’ordine, Prefettura e Questura, Camera di Commercio, Agenzia fiscale e… tutto ciò che, fondamentalmente, rende capoluogo di Provincia una città capoluogo.

Commenti

  1. guglielmo brusco scrive:

    Salviamo le province e la democrazia. Opponiamoci al TAR e chiediamo che la Regione si opponga in Corte Costituzionale. La manovra Monti contro le province è incostituzionale e offende l’autonomia dei comuni e della Regione. Inoltre è contraria anche alla Carta Europea delle autonomie locali (strasburgo 1985) che vuole che in caso di variazioni territoriali le popolazioni siano consultate tramite referendum. Facciamo rispettare i diritti delle autonomie locali e della gente. Guglielmo Brusco – Vice Presidente Provincia di Rovigo

    1. Pancrazio scrive:

      Caro Vicepresidente, è evidente che lei non conosce i trascorsi storici della nostra terra. Il Salento, ma meglio chiamarla Terra D’Otranto oppure Messappia è stata ed è tuttora una unica cultura e glottologia, questo fino al 1928, anno in cui Mussolini per motivi strettamente politici divise il territorio in tre province. Adesso la storia si ripresenta e ci ridà la possibilità di ritornare uniti come lo siamo stati per tantissimi secoli. Comunque Aldilà dei cenni storici, per quanto riguarda il democratico referendum, sono d’accordo con lei, mi creda però qui il risultato sarebbe scontato. Mi consenta una mia idea sulle province: sono solo un bacino di voti per i politici locali ed un totale sperpero di soldi pubblici.
      Cordiali saluti dal Salento.
      Pancrazio M.

      1. guglielmo brusco scrive:

        Gentile Pancrazio, la mia è un’azione volta al rispetto della Costituzione, dell’autonomia dei comuni e della regione e non ultimo della Carta Europea delle autonomie locali che prevede il referendun. Questo al di là di quello che si pensa in generale sulle province o anche sulla singola provincia. Sono lieto di sentire che voi avete il desiderio di riunirvi. Questo mi fa molto piacere, ma si poteva già fare attraverso i meccanismi previsti dall’art. 133 della Costituzione, che Patroni Griffi cerca di aggirare. Salvare la Costituzione, la democrazia e le autonomie locali è un dovere di tutti. P.S. Acnhe se blocchiamo il piano istituzionalmente sovversivo del governo che vuole cancellare tante province, a voi resta sempre la possibilità di unire il Salento in un’unica entità amministrativa. Brusco Guglielmo

  2. VITO scrive:

    a taranto servono solo 63km quadrati bastano un paio di comuni come alberobello locorotondo o villacastelli che hanno sempre fatto parte dell’iterland il problema è che abbiamo un presidente di provincia che non conosce i propri confini ne la storia e ne l’ economia della valla d’itria tanto alla fine taranto diventerà provincia di lecce perche siamo amministrati da politici venduti e corrotti.