Il Lecce non conosce ostacoli Chiricò, che gol!

stadio treviso

LECCE –  Il destino dei grandi è quello di dover essere sempre oggetto di verifica volta per volta. Il Lecce in terza serie è così. Tre vittorie in altrettante partite non bastano per ritenere la trasferta a Treviso, contro una squadra a secco di gol e punti, una semplice passerella o poco più.

E la terza serie è così. Campi spelacchiati e trappole disseminate, ovunque. Lerda sa che la sua squadra dovrà guadagnarsi la serie cadetta con sacrificio ed umiltà.

L’impianto tattico è ormai tracciato. Cambiano alcuni interpreti. Tomi a sinistra è una novità. Giacomazzi out è l’imprevisto del riscaldamento. De Rose risponde presente. Con Jeda fuori, Falco e Pià giocano a fare la prima punta alternativamente. Il resto è invariato.

Il 1° quarto di gara serve allo studio reciproco, infatti la prima annotazione sul taccuino arriva dopo una punizione di Memushaj che impegna Campironi. Sul successivo angolo, Esposito sceglie bene il tempo e chiama nuovamente in causa l’estremo veneto.

Il Lecce cresce, ma è l’estemporaneità che muta l’equilibrio. Al 24’ Chiricò asseconda il suo istinto e colpisce da distanza siderale un pallone che si infila beffardo alle spalle di Campironi. Gol che rimarrà negli archivi con l’evidenziatore.

Il vantaggio dura poco però, perchè, sei minuti più tardi, Nazareno Tarantino porta a spasso Tomi che, ingenuamente, lo tocca quel tanto che basta da consentire al direttore di gara di fischiare un rigore più che dubbio. E’ lo stesso Tarantino che spiazza Benassi e riporta il match in equilibrio.

Il Lecce replica due minuti dopo. Falco mette in apprensione Campironi con un calcio piazzato dal limite. Ma la partita ora è più nervosa. La manovra del Lecce non gode di sufficiente fluidità e si fa sentire la mancanza in mezzo al campo del fosforo di Capitan Giacomazzi.

Sul finir di frazione è ancora Chiricò, ad innescare una buona trama per i suoi, con la sua imprevedibilità: sugli sviluppi del suo slalom, il colpo di testa di Pià, servito da Bogliacino, scuote la rete dalla parte sbagliata. Nessun cambio nell’intervallo e, ad inizio di 2° tempo, le danze vengono aperte al 4° da Rizzo con un velenoso pallonetto impreciso di poco.

La partita rimane gradevole solo per la tensione agonistica, non certo per la pregevolezza delle giocate ed al 10’ Bogliacino illumina la scena con una conclusione insidiosa sulla quale il portiere di casa ci mette una pezza. Poi è Diniz, su azione da calcio d’angolo, a sfiorare la via della rete con un colpo di testa.

Lerda non si accontenta e vuole i 3 punti, ma per dar concretezza al progetto ci vuole la sciabola e non il fioretto. Allora getta nella mischia Foti per Chiricò, meno merletti, più spessore. L’attaccante giallorosso è bomber di razza, non ci mette molto a calarsi nella bagarre, aiutato anche dai fischi dei suoi ex tifosi e 9 minuti dopo il suo ingresso, sblocca l’equilibrio del match. Punizione di Bogliacino, la sponda di Diniz trova Foti sul secondo palo e per l’attaccante è un gioco da ragazzi ribadire in gol.

Lerda comprende l’ulteriore snodo tattico di un match che non nasconde le insidie e pensa di irrobustire la riserva di energie inserendo Malcore per Pià e Di Maio per Falco e modificando l’assetto in cambio con il passaggio al 3-5-2. Da lì in poi, il Lecce soffre poco la disperazione del Treviso e trova il modo di sigillare la vittoria con il cameo confezionato da Memushaj.

Suo lo slalom e la conclusione chirurgica che neutralizza le insidie del finale, a suggello di una prestazione ancora più che positiva ed a conferma del suo valore tecnico di un paio di categorie superiore. Il 3° gol rende un inutile formalità il trascorrere dei 4 minuti di recupero e consentono alla truppa di Lerda di collezionare la quarta vittoria consecutiva.