‘Operazione Helios’, al via gli interrogatori degli arrestati

Borgo-San-Nicola

BRINDISI – Sono partiti in mattinata gli interrogatori di garanzia dei 16 arrestati nell’ambito dell’operazione Helios che ha dato scacco matto alla criminalità organizzata sull’industria delle energie rinnovabili in provincia di Brindisi, portando alla luce una serie di estorsioni ai danni di imprenditori del fotovoltaico.

E’ stata la compagna di Giovanni Buccarella, la 57enne di san Pietro Vernotico, Vicenza Trenta, una delle prime ad essere ascoltate nel carcere di Lecce dal Gip, Alcide Maritati.

A seguire gli altri arrestati, accusati di associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione, danneggiamento e furto, reati aggravati dal metodo mafioso. Salvatore Buccarella, che si trova nel carcere di Secondigliano, sarà invece sentito per rogatoria nei prossimi giorni. Soltanto il padre,  Giovanni Buccarella, ai domiciliari per motivi di salute, è stato autorizzato a raggiungere nella giornata di venerdì l’ufficio del Gip per l’interrogatorio. Al suo fianco ci sarà l’Avvocato Domenico Valletta.  

Intanto, dall’ordinanza di custodia cautelare emergono i dettagli sull’attività estorsiva riconducibile al ‘clan Buccarella’. Dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, a partire da quelle di Ercole Penna, e intercettazioni ambientali e telefoniche che provano la concreta operatività di un braccio della Scu nel sud brindisino. Gli inquirenti hanno, infatti, catturato interessanti conversazioni per lo più nelle auto usate da Cosimo Fai e da Giovanni Buccarella. Si parla di somme da riscuotere, profitti da spartire tra i membri della famiglia Buccarella, Francesco Campana e altri componenti dell’associazione. Come riferito dal collaboratore Giuseppe Passaseo il 2 aprile 2010: “I soldi destinati a Salvatore Buccarella venivano consegnati presso la sua masseria e talvolta anche ai familiari tra cui il figlio Angelo e il padre, Giovanni”.

300, 500, 1000 euro e oltre. A coordinare la distribuzione, dal carcere, era Buccarella junior, secondo quanto affermato il 20 maggio 2010 da Cosimo Fai, che nell’intera vicenda avrebbe avuto un ruolo intermedio tra i capi e i semplici partecipanti: “Salvatore, Salvatore ha mandato a dire …i soldi …di portarli”.

Non mancano poi le minacce, come quella nei confronti di Antonio Bucolo, geometra responsabile del cantiere della Eds, una delle imprese vittime di estorsione, a cui viene presentato Giovanni Buccarella come ‘il padre di Salvatore Buccarella’.

Illuminanti e pienamente attendibili vengono definite nel testo dell’ordinanza le dichiarazioni di Ercole Penna, che spiega come Buccarella “abbia ripreso vigore a Brindisi a seguito della scarcerazione dei fratelli Campana, in virtù del rinnovato rapporto con Francesco e agisce, essendo detenuto, attraverso il figlio Angelo, il nipote Mino e la stessa moglie”.

L’ordinanza passa poi in rassegna le presunte responsabilità dei singoli arrestati, il loro ruolo e gli episodi estorsivi ai danni di 7 imprenditori brindisini e uno messinese. Oltre all’estorsione ai danni della ditta Eds per la quale c’è già stata una sentenza, vengono a galla, grazie alle intercettazioni qulle nei confronti di Oronzo Trio, che avrebbe causato l’ira di Angelo Buccarella per un mancato pagamento. E poi la tentata estorsione ai danni di Salvatore Baccaro. Nella conversazione del 6 marzo 2010 Giovanni Buccarella e Vincenza Trenta discutono dell’opportunità di sistemare ‘una bottiglia di nafta’ su di una pala meccanica a fini estorsivi.

Conversazioni  che, si legge nell’ordinanza, testimoniano l’esistenza e la piena operatività di una organizzazione ramificata e ben radicata sul territorio che ha agito attraverso intimidazioni e con chiare modalità di stampo mafioso, cercando il consenso sociale.