Clini shock: “Più tumori a Lecce che a Taranto”

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CONVERSANO (BA) – Si spazientisce il Ministro Corrado Clini quando a Conversano un’attivista del comitato ‘Riprendiamoci il Futuro’ lo incalza con domande relative all’incidenza delle malattie provocata dai fumi dell’Ilva.

Clini, lì perchè invitato come ospite al ‘Festival Lector in Fabula’, smentisce i dati che riporterebbero una maggiore incidenza di mortalità per tumori nella città di Taranto.

Cita i dati  dell’Istituto Superiore della Sanità e dell’Osservatorio dei tumori della Puglia, per cui è la provincia di Lecce quella ad essere più interessata dai decessi per neoplasie.

Le ricerche, per la verità, non gli danno torto. Ma, questo è certo, quei dati vanno letti in dettaglio: la differenza, infatti, macroscopica e su cui non si può sorvolare è tra mortalità e incidenza, discrepanza netta che dice che negli ultimi anni in provincia di Lecce si muore di più per tumori, soprattutto alle vie respiratorie per gli uomini e al collo dell’utero per le donne.

Nella provincia jonica, però, è più alto il numero di coloro che si ammalano e che per diversi motivi,  hanno più chance di guarire.

“Questo eccesso di mortalità a Taranto di cui si parla non trova riscontro nei dati ufficiali – ribadisce Clini – ma questo non fa comodo a quelli che fanno propaganda e strumentalizzano le morti per avere ragione politicamente; queste persone non hanno il diritto di parlare, non hanno dignità”.

I dati scientifici diventano, dunque, terreno di scontro politico. C’è, tuttavia, ancora una volta, una verità sottesa: quella che ha portato a galla l’Istituto Isac del Cnr dell’Università del Salento che ha dimostrato che, a causa della predominanza dei venti da nord, sono proprio i fumi dell’Ilva di Taranto oltre che della centrale di Cerano a Brindisi, a soffiare sul Salento leccese la gran parte degli inquinanti che, si sa, possono essere correlati all’aumento sproporzionato del cancro.

Come dire, i danni sono in casa altrui, ma la fonte rimane sempre quella.