Ilva, azienda e Procura sempre più distanti

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TARANTO – L’Ilva manifesta disponibilità a collaborare e a fare gli investimenti necessari a ridurre l’inquinamento del siderurgico di Taranto, ma intanto la Procura della Repubblica va avanti col sequestro e dà attuazione immediata a tutte quelle che sono le misure previste.

L’incontro di ieri sera a Palazzo di Giustizia fra il Procuratore capo Franco Sebastio, l’Aggiunto Pietro Argentino e i Sostituti del pool Ilva, i custodi giudiziali responsabili delle aree sequestrate e il Presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, non ha accorciato quelle che appaiono  le oggettive distanze fra le parti.

L’Ilva ha presentato alla Procura una serie di proposte che partendo dai parchi minerali, soggetti a blocco, si allargano poi ad altre situazioni critiche.

La Procura non si è ancora espressa su questi interventi, ma da indiscrezioni sembrerebbe che le proposte presentate non convincerebbero i magistrati. Non è una novità, d’altra parte, che sul parco minerali la Procura da tempo abbia detto che intensificare la filmatura o l’irrorazione con acqua non è una vera soluzione, anzi c’è il rischio che, non esistendo un sistema di convogliamento delle acque di scarico, si aggravi anche l’inquinamento a seguito di questa intensificazione.

Un altro punto di contrasto emerso inel vertice  sarebbe quello  che l’Ilva presenta le sue proposte alla Procura, ma quest’ultima avrebbe  fatto presente che il suo ruolo è quello di organo di esecuzione delle misure del Giudice delle indagini preliminari e quindi ogni possibile ed eventuale variazione che riguardi le misure stesse del sequestro va presentata e discussa con lo stesso Gip.

E tuttavia pare molto difficile che la Magistratura possa concedere qualcosa all’Ilva. Se c’è un punto sul quale il Procuratore capo Franco Sebastio è stato chiarissimo, è che il sequestro non prevede facoltà d’uso e che devono rapidamente cessare le emissioni inquinanti.