Parentele tra Ilva e Tar. Legambiente: “Il caso al CSM”

tar lecce

TARANTO – “Il Consiglio valuti eventuali situazioni di incompatibilità o anche solo di opportunità. La situazione è così delicata che richiede il massimo della trasparenza a tutti i livelli. Anche quello della magistratura amministrativa”.

queste le parole di Legambiente che ha chiesto al CSM di far luce sulla parentela tra il Presidente del Tribunale regionale Antonio Cavallari (al centro di un’altra inchiesta giudiziaria, indagato per abuso di ufficio con l’accusa di aver riassegnato un appalto a un’azienda che era stata esclusa per mafia), è il cognato di uno degli Avvocati esterni dell’Ilva, Enrico Claudio Schiavone

Sono sorelle, le consorti dei due professionisti. Un particolare saltato fuori dopo che il Presidente dell’Arpa pugliese, Giorgio Assennato fece notare come: “L’Ilva   non si è mai voluta sedere ad un tavolo con noi – aveva detto – hanno fatto ricorsi su ricorsi al Tar leccese, sempre vinti… Sono sicuro che anche la Procura di Taranto – aveva affermato Assennato – perderebbe, se fosse il Tar di Lecce a decidere sui suoi atti”.

Dopo l’Arpa, hanno alzato le antenne sulla questione anche le associazioni ambientaliste, segnalando come molte decisioni di natura sanitaria del Comune e dell’Asl, in questi anni, fossero state sempre cassate dal Tar. Respingono ogni accusa, intanto, i due cognati: “Da un punto di vista tecnico – spiegano – non siamo nemmeno affini. E soprattutto non è l’Avvocato Schiavone a difendere l’Ilva davanti al Tar”. 

Il Tar ha accolto una serie di ricorsi dell’Ilva: dal referendum chiesto dai cittadini per decidere sulla chiusura dello stabilimento a una serie di ricorsi di natura sanitaria. A febbraio il Sindaco di Taranto Stefàno, aveva ordinato la fermata degli impianti per effettuare una serie di lavori per ridurre inquinamento e impatto ambientale. Ma il Tar aveva sospeso il provvedimento. Non esisteva, secondo il Tribunale, un’emergenza sanitaria tale da giustificare “l’esercizio del potere di ordinanza attribuito al Sindaco”.

Pochi mesi dopo, la decisione del Gip Todisco: sequestrare l’impianto proprio per l’emergenza sanitaria. Andando ancora più indietro,  già nel 2010,  l’Arpa imponeva all’Ilva di abbassare le emissioni di benzoapirene, inquinante segnalato come pericolosissimo oggi dai periti della Procura. Ma anche allora il provvedimento fu cassato. “Era incoerente  –  spiega il giudice amministrativo  –  si chiedeva all’Ilva di applicare determinate prescrizioni, in materia di emissioni, sulla base di parametri stabiliti in tempi successivi.

Se si stabiliscono dei limiti alle emissioni e poi quei limiti vengono abbassati, noi dobbiamo basarci sui parametri in vigore nel momento in cui si contesta il superamento di quei limiti”.

“Se c’è qualche responsabile in questa vicenda  –  ha spiegato, inoltre, Cavallari  –  è chi doveva controllare e non lo ha fatto. Noi in 23 anni abbiamo avuto appena 36 ricorsi dell’Ilva e molti sono stati respinti come, per esempio, quelli su alcune prescrizioni dell’Aia“.