Gli operai Omfesa bloccano i binari: treni paralizzati

stazione trepuzzi

TREPUZZI (LE) – È  sui binari della stazione di Trepuzzi, che sbarca la protesta degli operai Omfesa e sbarra la strada ai treni provenienti da Lecce e diretti al Nord e viceversa. Sono 2 quelli regionali bloccati dai lavoratori a partire dalle 8.30 del mattino.

Per tutti i successivi 7 treni in arrivo e 7 in partenza, solo fino alle 14, si è dovuto ovviare con un servizio navetta con autobus.

Chi è rimasto nel guado dei disagi dovuti ai blocchi e ai ritardi, scrolla le spalle e solidarizza con gli operai. “Non mi importa aver aspettato 3 ore qui- dice una signora statunitense seduta al tavolino della stazione di Trepuzzi – solidarizzo con gli operai, hanno ragione, hanno famiglie e figli da sfamare e non possono stare senza stipendio”.

È nella stazione di Lecce che le ripercussioni sono più visibili. I cartelloni elettronici segnano un ritardo imprecisato per il Freccia Bianca diretto a Torino Porta Nuova delle 11.13 e per il Freccia Argento per Roma delle 11.53. Il regionale per Brindisi delle 13, invece, è dato come non disponibile. “Ci hanno detto che c’è uno sciopero, che il treno sarebbe stato soppresso. Ora fanno dietrofront e ci dicono, invece, che partiamo con 2 ore di ritardo. L’assistenza è davvero discutibile”, sbotta una ragazza con il trolley in mano.

A lei fa eco un anziano: “Sarei dovuto arrivare a Torino in serata, arriverò invece domattina. Chi mi ripaga del disagio? Gli scioperanti? Trenitalia? E’ tutto uno schifo”. Loro, però, gli operai delle Officine Meccaniche del Salento non hanno intenzione di rimuovere il blocco e spostare da lì il loro striscione di protesta.

Anche al termine dell’incontro che i sindacati hanno avuto con il Viceprefetto Guido Aprea, gli animi sono tesi. I loro stipendi sono fermi ad aprile e l’astio nei confronti della proprietà che fa capo ad Ennio De Leo, l’hanno scritto anche sui muri. È perché non si fidano dell’azienda, che rifiutano di firmare la liberatoria che Trenitalia chiede ad ognuno di loro per scongelare un credito di 300mila euro vantato da Omfesa.

Dovrebbe servire a pagare le maestranze, ma Trenitalia, come accertato dalla Prefettura in mattinata, non può corrisponderlo direttamente ai dipendenti, bensì può cederlo all’azienda che diventa così anello intermedio ma a quanto pare, non bypassabile.

In cambio, Trenitalia pretende che gli operai firmino una clausola di rinuncia a future pretese nei suoi confronti, la liberatoria, appunto, con cui si svincola da possibili responsabilità in caso di mancati pagamenti da parte di Omfesa. È su questo punto che gli operai non vogliono cedere, neanche di fronte ai treni bloccati e ai passeggeri inviperiti.