Furto e ricettazione di rame, sgominata la ‘banda dell’oro rosso’

rame rubato

BRINDISI – In appena 15 giorni lo scorso maggio avevano messo a segno 11 furti, rubando 2 tonnellate e mezzo di rame, per un valore di 30mila euro. Giunge al capolinea, l’attività della ‘gang dell’oro rosso’ che ha imperversato per mesi tra le province di Brindisi e Taranto, provocando danni per circa 100mila euro.

Quattro le ordinanze di cutodia cautelare in carcere emesse dal Gip Maurizio Saso, su disposizione del Sostituto procuratore Valeria Farina Valaori. In manette sono finiti per furto aggravato in concorso il 43enne Francesco Candita, e i 34enni  Damiano Matarrelli e Antonio Calò, tutti e tre di Oria.

L’arresto per ricettazione è scattato, invece, nei confronti di un’imprenditrice di Francavilla Fontana, Maria Giuseppa Lonoce, di 44 anni, amministratrice unica della ditta di smaltimento di rifiuti ferrosi ‘Comentalf’ che acquistava il rame rubato dalla banda.

I dettagi dell’operazione ‘Trancia’ sono stati illustrati nella sede del Comando provinciale dei carabinieri di Brindisi dal Procuratore aggiunto Nicolangelo Ghizzardi. L’indagine è stata avviata dai carabinieri della Stazione di Oria a dicembre 2011, quando Matarrelli fu colto in flagranza di reato mentre per le strade di Oria tranciava i cavi di rame dai pali dell’illuminazione pubblica.

In seguito a una serie di  intercettazioni telefoniche e ambientali e il monitoraggio della Golf di uno dei componenti della banda, i carabinieri della Compagnia di Francavilla, guidati dal Capitano Prudente, sono risaliti agli autori dei furti: ad agire principalmente erano Candita e Matarrelli con il supporto di Antonio Calò. Occasionalmente, il trio si avvaleva dell’aiuto di altri personaggi, tra cui un minorenne, figlio di Candita, denunciato in stato di libertà.

I colpi registrati dai militari sono stati messi a segno tra Oria, Latiano, Francavilla e Manduria dalla metà alla fine di maggio, principalmente ai danni di Enel e Telecom generando più volte dei black out. La banda, in queste occasioni, ha anche svaligiato delle abitazioni rurali disabitate.

Il rame rubato veniva fuso e poi venduto, spesso destinato al mercato estero: in particolare, dalle intercettazioni è emerso che la ricettatrice finita in manette, Maria Giuseppa Lonoce, fosse una cliente senza scrupoli.

Gli arresti, frutto del lavoro della Procura della Repubblica e dei carabinieri, sono la chiusura di una prima fase investigativa in relazione a un fenomeno da allarme sociale, che rappresenta un forte disagio per le imprese. Da qui l’impegno delle forze dell’ordine nel contrasto dei furti di rame, un materiale pregiato e costoso, che fa gola alla criminalità.

di Maria Pia Mazzotta