Sequestro e arresti Ilva, parte il conto alla rovescia

tribunale taranto

TARANTO – È partito il conto alla rovescia, in città, in vista della decisione del Tribunale del Riesame, annunciata per mercoledì, sui  provvedimenti di sequestro e arresti all’ilva di Taranto disposti dal  Gip Patrizia Todisco.

Palazzo di giustizia, resta anche in queste ore  blindatissimo.  Il quadrilatero  del tribunale è presidiato tutto il giorno dalle forze dell’ordine e l’accesso vietato da via Marche e via Sabato.

Ma, parallelamente, cresce anche  l’attesa per i possibili sviluppi delle intercettazioni telefoniche tra  ex esponenti dell’Ilva, avvocati e rappresentanti degli enti pubblici delegati al controllo ambientale. Un filone, questo, che  vede coinvolti come indagati 4 persone.

Nella due giorni di udienza di Riesame, la difesa del siderurgico nella memoria presentata in aula, ha puntato  sul fatto che l’Ilva ha rispettato le prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale, rilasciata dal Ministero dell’Ambiente. Se, quindi, i limiti emissivi non sono stati superati e questo – sostengono i legali dell’Ilva – lo dicono anche i periti del Gip di Taranto, il dissequestro non ha ragion d’essere.

Altro punto della difesa aziendale, le controperizie che contestano le perizie degli esperti del Gip soprattutto nei punti dove si denuncia un eccesso di casi di malattia e morte collegabile all’inquinamento industriale. La Procura, a sua volta, controbatte dicendo che le emissioni sotto controllo sono solo quelle dei camini e non quelle diffuse o fuggitive, intendendo per quest’ultime le polveri provenienti dai parchi minerali dell’Ilva, una delle 6 aree, insieme a cokerie, altiforni e acciaierie, poste sotto sequestro dal Gip.

Sulla libertà delle persone, invece, la difesa dell’Ilva sostiene che Emilio Riva, ex Presidente Ilva e patron dell’intero gruppo non aveva alcuna intenzione di fuggire, perchè proprio in questi giorni avrebbe dovuto incontrare rappresentanti delle istituzioni con riunioni già pianificate. La Procura, invece, a sostegno della sua tesi secondo la quale il potere condizionante dell’Ilva resta molto forte, ha portato al Riesame un fascicolo di intercettazioni fatte dalla Finanza dove emergono i rapporti che persone dell’azienda o vicine all’azienda avrebbero avuto con esponenti dell’Arpa, l’Agenzia regionale di protezione ambientale e dello stesso Ministero, affinchè, fossero evitate regole troppo aspre per l’Ilva e le stesse ispezioni in fabbrica per i controlli ambientali, fossero ‘pilotate’.

Insomma, il filone delle intercettazioni che ha  già avuto come conseguenza  il licenziamento dello storico Dirigente Ilva Girolamo Archinà, fa tremare  in queste ore  politici e sindacti. E non sono da escludere nuovi, eclatanti, colpi di scena.