Condannato a mantenere la moglie: “Non ho più una vita”

tribunale civile lecce

LECCE – Condannato a mantenere moglie e figlio, un giovane leccese denuncia: “Non posso più avere una vita dignitosa!”. La storia è simile a molte altre. 27 anni, una separazione dalla moglie alle spalle con un figlio di 3 anni e uno stipendio appena sufficiente a pagare le spese per il loro sostentamento. Tutto inizia nel 2011, quando i coniugi decidono di lasciarsi. Nel corso della separazione giudiziale il Giudice Alessandro Silvestrini, condanna il ragazzo a pagare gli alimenti al figlio (200 euro) e il mutuo della casa in cui la famiglia abita a Giorgilorio (570 euro). Il 27enne che lavorava per la vecchia Manifattura Tabacchi viene messo in cassa integrazione e le difficoltà economiche sono tante.

Poi le cose iniziano ad andare per il verso giusto. Il giovane viene assunto da una nuova azienda e inizia a percepire uno stipendio regolare che si aggira attorno ai 1.200 euro. A questo punto la ex moglie reclama il primo provvedimento e il giovane, assistito dall’Avvocato Gaetano Vissicchio viene condannato al pagamento di un ulteriore assegno familiare da versare in favore della donna, di 200 euro. “Basta farsi 2 calcoli – sostiene il legale del giovane – per capire che l’intero stipendio è appena sufficiente a pagare mutuo e mantenimento di moglie e figlio”. A questo si aggiunge anche l’onere di pagare i finanziamenti accesi per acquistare l’arredamento della casa per ulteriori 150 euro.

Questo nuovo provvedimento sarebbe giustificato dal fatto che la donna non ha la possibilità di lavorare per provvedere alla crescita e all’educazione del bambino. Eppure il giovane dice di aver garantito la sua disponibilità e quella dei suoi genitori per permettere alla donna di lavorare. Ora è disperato e denuncia: “Non ho più una vita dignitosa!”