Carcere strapieno, detenuti in sciopero della fame

carcere di taranto

TARANTO – Prosegue dal 18 luglio la protesta di 110 detenuti del carcere di via Magli a Taranto: sovraffollamento e gravi condizioni igienico-sanitarie sono alla base della quotidianità alla quale i 600 ospiti della struttura devono giornalmente sottostare. “I detenuti protestano, rifiutano che venga loro somministrato cibo, non mangiano, si appellano alla Corte europea, Strasburgo è dalla loro parte e condanna l’Italia, ma le cose non cambiano, le carceri sono luoghi troppo affollati, le condizioni di vita dei detenuti sono pessime e il Paese, alle prese con la spending review e la crisi mette all’ultimo posto chi già sta in fondo”. Commenta Franco Pastore, Consigliere regionale: “La Corte europea condanna per l’ennesima volta l’Italia e le sue condotte ‘inumane e degradanti’, per la sua ‘inerzia e mancanza di diligenza’”.

Com’era già capitato nel corso di una protesta nel carcere di Bari , i detenuti di via Magli hanno deciso di donare il cibo non consumato durante la mobilitazione alla Caritas diocesana di Taranto. Particolarmente colpito il Direttore, Don Nino Borsci: “Se è vero che lo Stato, per assolvere bene ai suoi compiti istituzionali deve ‘tendere alla rieducazione e reinserimento nella vita sociale di chi ha commesso reati’, la risposta concreta, questa volta, l’hanno data proprio i detenuti del carcere di via Magli. La loro è una bella iniziativa, un bel gesto di solidarietà nei confronti di chi sta peggio e che mi ha commosso. Ma l’emozione più grande mi è stata data l’altro giorno dal responsabile del servizio mensa ‘San Pio X’ quando ci ha visti arrivare con un furgone carico di pane e frutta”.

Due le mense cittadine che hanno potuto beneficiare della volontà dei detenuti del carcere di Taranto: ‘San Pio X’, nell’omonima chiesa e quella del ‘Carmine’, sita in via Cavour. Diverse, inoltre, le case famiglia che hanno potuto usufruire assieme alla mensa degli immigrati ospitati a Massafra, del cibo donato. “La sofferenza personale, quando diventa comprensione delle sofferenze altrui con gesti concreti, costituisce senza dubbio un significativo ed alto esempio di solidarietà. Ringrazio – ha concluso Don Nino Borsci – i detenuti per il bel gesto, nonché i dirigenti della struttura carceraria per la solerte collaborazione. Auspico che si possa giungere, finalmente e quanto prima, alla soluzione del grave problema vissuto dai carcerati”.