L’unico medico va in ferie e chiude il reparto

OspedalePerrino

BRINDISI – L’unico medico del reparto va in ferie e così chiude per qualche giorno  l’unità di Terapia antalgica al ‘Perrino’. Accade anche questo all’ospedale di Brindisi. La chiamano unità operativa di Terapia antalgica, guidata dal Dottor Giovanni Vitale, dove si applicano i servizi e cure  della terapia del dolore e le cure palliative, ma è una unità operativa solo sulla carta. Perchè a gestire tutto c’è solo un medico e due infermieri e il day ospital, la stanza con tre letti non può entrare in funzione visto la mancanza di personale. Per non parlare delle lunghissime liste d’attesa, chi prenota in questo momento potrà iniziare il trattamento a febbraio prossimo.

Insomma, sino ad allora muore dal dolore e purtroppo è nel vero senso della parola. Accade spesso che un paziente visitato  viene convocato, per essere sottoposto al trattamento quando ormai è morto e si parla di malati di cancro e non solo. Ma anche per le malattie benigne, come i malati di Sla  o a chi è stato imputato un arto. Eppure la legge 38 del 2010, garantisce l’accesso alla terapia antalgica e alle cure palliative dei cittadini e tutte le Asl dovrebbero provvedere a questo. Ma qui c’è solo un medico ed è alla sua coscienza che si aggrappano i pazienti. Un solo medico per la sala operatoria, per gli interventi, per i trattamenti, per le visite e per le consulenze.

“Numerose sono le segnalazioni che arrivano nei nostri uffici – spiega la Dirigente del ‘Tribunale dei malati’ Marcella Mancini – c’è gente che ci dice: lo sappiamo che dobbiamo morire, ma almeno non fateci soffrire. E non è possibile che non ci  sia personale e che nei prossimi giorni sia anche chiuso, perchè giustamente l’unico medico deve andare in ferie”. A parte le altre carenze con pochi medici e infermieri in tutto l’ospedale e un posto fisso di polizia chiuso la notte, il ‘Tribunale dei malati’ sottolinea un’altra emergenza. Quella della rianimazione, unico reparto per coprire tutta la provincia, dove per 450mila abitanti ci sono solo 16 posti letto, uno ogni 25 mila persone. E in tutto questo viene solo da porsi una domanda, ma non si vive per non morire? Ed allora bisogna stabilire le priorità.

di Lucia Portolano