Restauro concluso, Castello Imperiali riconsegnato alla città

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FRANCAVILLA FONTANA (BR) – Dopo un restauro durato anni, tra polemiche politiche e incertezze sulle spese future, Palazzo Imperiali di Francavilla Fontana è stato riconsegnato alla città. Il Sindaco Della Corte: “Ne faremo un contenitore culturale per tutto il Salento

Sarà ricordato come l’uomo che, uscito dal palazzo, rientrò nel castello. Il Sindaco Vincenzo Della Corte si gode l’inaugurazione del ‘nuovo’ Palazzo Imperiali, rinominato appunto ‘castello’ dallo stesso primo cittadino dopo i lunghi, costosi, faticosi e polemici lavori di restauro. La data, da registrare negli annali, è il 14 Luglio 2012 con la riconsegna ufficiale del monumento alla città.

Alla presenza delle istituzioni, dei nani e delle ballerine, tutti esposti in saldo nella luccicosa vetrina mediatica, l’enorme chiave entra nella toppa e apre, simbolicamente, il portone d’ingresso di una nuova era per la fortezza. Costruita intorno alla metà del 1400, poi diventata palazzo gentilizio nel 1572 e, infine, nel XX secolo, sede degli uffici comunali. Una destinazione d’uso impropria, tanto da distruggere definitivamente quello che l’usura del tempo aveva ancora risparmiato. Necessario, per qualsiasi animo sensibile alla storia e alla cultura, un imponente lavoro di restauro, cominciato nel 2006 e concluso lo scorso anno. L’opera ha riportato a galla bellezze dimenticate: la fonte battesimale, un affresco  perduto, il loggiato. Meraviglie da sfruttare e valorizzare. Su questo, d’accordo tutti i presenti. In primis, l’ex Ministro Raffaele Fitto.

L’ammontare dei lavori di restauro, in realtà non ancora ultimati e in attesa di nuovi finanziamenti, è di 6 milioni e mezzo di euro. Ma quanto fatto è sicuramente degno di nota. Da tempo, si trattava solo di fissare una data per l’inaugurazione e, soprattutto, di deciderne davvero cosa farne. Lavoro, questo, riuscito solo per metà dato che il monumento, ancora privo di arredamento e quindi praticamente vuoto, è stato inserito nell’affollato elenco dei ‘contenitori culturali’.

Insomma, per il primo cittadino e fondamentalmente per la maggioranza di centrodestra, nel castello si potrà fare qualsiasi cosa tranne alcune cose. Tuona l’opposizione, contraria ad una inaugurazione ritenuta affrettata e dubbiosa sui costi che l’amministrazione dovrà sostenere per alimentare l’imponente struttura. Migliaia di euro mensili e la domanda, assolutamente d’obbligo. Chi paga? La politica conta sull’impegno degli imprenditori locali, quelli illuminati che, tariffario tutto da stabilire, potranno legare il marchio della propria azienda agli eventi ospitati dal castello. Finora, a rispondere all’appello, pochi eletti come Angelo Maci di ‘Cantina Due Palme’ e il  numero uno di ‘Nuovarredo’ Antonio Magrì.

Il castello, insomma, come una sorta di azienda. Produrrà spese ma, allo stesso tempo, anche profitti. Per pubblico e privato. Questa la speranza o e si preferisce, un impegno concreto, pronto ad affrontare nel futuro prossimo una prova ben più impegnativa.