Spending review, la mannaia sulle internalizzazioni

asl lecce

LECCE – L’onda della ‘spending review’ arriva anche nel Salento ed è pronta a provocare un terremoto nelle società in house create dalla Regione Puglia, Sanitaservice, Innovapuglia e Puglia Promozione. A tremare sono soprattutto i lavoratori internalizzati negli ultimi due anni nelle Asl, 700 circa solo in quella leccese.

Il decreto del Governo Monti, in discussione in queste ore al Senato, è tranchant sulle società interamente partecipate dagli enti pubblici e che svolgono il 90% della loro attività in favore delle pubbliche amministrazioni. In queste rientrano tutte  le società in house pugliesi, appositamente create per erogare servizi al 100% alla Regione. Nell’ottica di una maggiore liberalizzazione del mercato, infatti, per loro si prevede lo scioglimento della società entro il 31 dicembre del 2013, la privatizzazione delle quote entro il 30 giugno prossimo, con l’assegnazione del servizio per 5 anni a partire dal 1 gennaio 2014, e infine la revoca di ogni affidamento.

La via d’uscita per mantenere in piedi le in house, ‘longa manus’ delle amministrazioni pubbliche, per il momento è una sola:  l’affidamento diretto, dal 1° gennaio 2014, a condizione che il valore economico del servizio o dei beni oggetto di affidamento sia pari o inferiore a 200mila euro annui. Ed è proprio su questo che la Asl di Lecce sta ragionando per salvare il salvabile, cercando di capire se l’intero servizio di pulizie, ausiliariato, informatico, possa essere ‘spacchettato’ anche in rapporto ai plessi sul territorio in modo tale da non superare quella soglia. Difficile, ad ogni modo, ipotizzarlo, visto che per il momento l’azienda sanitaria eroga mensilmente a Sanitaservice tra i 750mila- 1milione di euro al mese, al fine di coprire i costi che sono soprattutto quelli del personale. Sul piede di guerra i lavoratori, che di tornare al sistema degli appalti non hanno nessuna voglia. “La scelta di sopprimere le società in house, perchè sottraggono quote dal mercato è per me scellerata e peregrina”, attacca il Direttore generale della Asl di Lecce Valdo Mellone.

A fargli eco anche Sabrina Sansonetti, alla guida di Innovapuglia: “Il decreto riguarda la razionalizzazione della spesa – dice – ma noi da due anni abbiamo un bilancio in utile netto, con 200 dipendenti. Inoltre, il governo così entra nelle competenze proprie degli enti locali e per noi questa norma è incostituzionale”. Per questo è in partenza per Roma, dove giovedì si incontreranno tutte le in house italiane dell’ambito della ricerca e innovazione.  Per il momento si cercherà di convincere il governo a fare un passo indietro. Male che vada si penserà a impugnare il decreto di fronte alla Corte Costituzionale.

 di Tiziana Colluto 

 

Commenti

  1. peppiniello scrive:

    Le societa’ in house in ambito ospedaliero, sono degli inutili carrozzoni che bruciano denaro pubblico a scapito degli utenti degli ospedali, che sono sempre piu’ sporchi ed indecentemente trascurati.

  2. salvatore scrive:

    la societa’impone certe,regole dettate piu’dalla moda e dal costume ma per chi se lo puo’permettere…..cellulari ultima generazione,computer…..ma lo sapete che,c’e’gente che soffre per ragazzi con handicap,in propria casa?
    Cosa dovrebbero fare quei genitori uccidere certe realta’?
    la societa’li ripudia,”si dice spesso”tanto lo Stato non da la pensione?
    A parte sospesa da 4 anni…..chi GARANTIRA’LORO UN FUTURO?
    VENDOLA-FITTO?
    ATTENTI A QUEI DUE……no, Berlusconi,Bersani…..Pinocchio,Hansel e Gratel?
    OGNIUNO SI FA I C….SUOI,son cose si dice,e si dira’spesso….che non MI TOCCANO,cattolici no grazie?
    Viva la vita!!!
    Ciao Salvatore,che Italia DI MERDAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

  3. genny scrive:

    perche vendola non si fa, un giro per gli ospedali. cosi vede lo schifo che ce la puzza nei bagni reparti sporchi ecc.ecc..peccato che si e dimenticato di dire agli internalizzati che ormai fanno da padroni nei reparti ke se non fanno il proprio dovere vanno a casa e assumono personale qualificato dimenticati nelle liste di collocamento.